SECONDA DOMENICA
DOPO LA DECOLLAZIONE
DI GIOVANNI BATTISTA.
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Dopo i segni della cavalcata sull’asinello verso il tempio e il severo inaridimento del fico, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, avevano polemicamente richiesto a Gesù, con quale autorità agisse così, e lui di rimando: “Il battesimo di Giovanni, vien dal cielo o dagli uomini?”. Fatti i lor calcoli – tutti esteriori e di convenienza – gli si eran negati, avevano rifiutato risposta; anche Gesù aveva dichiarato non voler rispondere circa la propria autorità. Pure subito, narrata una piccola parabola di soli tre versetti – proprio al lor modo rabbinico, con tanto di domanda – riproponeva Giovanni e il richiamo forte della sua predicazione. La parabola tratta d’una vigna, patrimonio di un uomo, un padre, che ha figli cui chiede ne abbiano cura di impegno e lavoro.

È da dire sia ricorrente l’immagine evocatrice della vigna nella Scrittura sacra; in Isaia è oggetto d’un cantico che la delinea come appassionata cura del Signore per il suo popolo pur sempre recalcitrante a seguirlo: quel cantico, ha sottile e mesta eco nelle parole del Signore, in questa parabola e ancor nella successiva ben più drammatica. L’uomo, padre dei due figli invitati ad andare al lavoro nella vigna di famiglia, non è che il Padre che invita ciascuno all’impegno buono a favore di tutti; poi gli opposti atteggiamenti dei figlioli sono trasparenza, anzitutto di quanti stanno attorno al Signore Gesù, ma ancora rivelano il nostro possibile porci di fronte all’invito di impegno che il Signore fa alla nostra vita. Il primo figlio che si nega e risponde: “Non ne ho voglia”, è trasparente figura di tanti che, in quella società antica, non avevano menato vita buona – pubblicani e prostitute – ma s’eran fatti attenti alla parola di Giovanni. L’altro figliolo è segno proprio di quegli altri, e son gli interlocutori diretti di Gesù: capi dei sacerdoti e anziani del popolo; si mostravano sol loro adempienti della legge, dei comandi del Signore, si sentivano sicuri di una giustizia pur solo apparente perché incapace di conversione vera, di riconoscere le proprie intime debolezze: è venuto Giovanni, ma non lo sono stati ad ascoltare, sicuri delle loro pratiche esteriori.

Il Signore, nell’episodio, si rivolge loro non solo con la domanda: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”, ancora col giudizio severo che pubblicani e prostitute li avrebbero sorpassati nel regno, proprio per l’ascolto di conversione del Battista. Ma la parabola, con il richiamo alla conversione e a Giovanni, valica bene il tempo e si rivolge a noi perché non ci abbiamo a sentire sicuri di consolidate pratiche perbene, di costumi di vita che rassicurano, ma abbiamo davvero a riconoscere che l’invito ad andare nella vigna, occuparci del regno, è rivolto ancora a noi.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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