STORIE DELLA LINGUA ITALIANA:
IL CONGIUNTIVO CANTERINO

congiuntivoIl principale nemico della grammatica, quanto di più temibile l’italiano potesse immaginare, il Davide contro Golia della linguistica italiana, il Picasso dell’ordine geometrico, l’abominio inferiore solo all’acca abbandonata a sproposito o appiccicata dove non dovrebbe, è solo uno: l’uomo.

Solo l’essere umano è dotato di una simile caparbietà che gli inibisce la possibilità, fortunatamente solo in pochi casi circoscritti, di comprendere il corretto utilizzo del congiuntivo. Anzitutto stiamo parlando di congiuntivo, non di un’irritazione agli occhi, anche se l’uso erroneo di questo tempo verbale ne causa parecchie ai tanti consci delle sue vere potenzialità. Cos’è il congiuntivo?

È vero, questa rubrica si occupa di modi dire e della loro storia, ma giunti a questo punto non possiamo più trascendere le basi della grammatica italiana, troppo spesso calpestate.

Il congiuntivo, caro a Luca Giurato, altro non è che un modo verbale, al pari dell’indicativo e del condizionale, suddiviso a sua volta in quattro tempi: presente (che io arrivi), passato (che io sia arrivato), imperfetto (che io arrivassi), trapassato (che io fossi arrivato). Se l’indicativo esprime un piano oggettivo della realtà, viceversa il congiuntivo si occupa dell’aspetto soggettivo. Il più delle volte è preceduto da ‘se’ e la sua funzione basilare è quella di indicare un evento soggettivo, irreale, non sicuro, ipotetico o non rilevante.

Purtroppo il congiuntivo usato erroneamente è una piaga difficile da estirpare, un po’ come il riportino di Sandro Mayer e le luci accecanti nello studio di Barbara d’Urso. Ma veniamo ora ad osservare alcuni casi di sviluppo erroneo del congiuntivo in testi della canzone italiana, poi adattati a licenza poetica (ndr. licenza poetica = via d’uscita per letterati e intellettuali da terribili gaffe dell’italiano).

È un servizio della rivista VICE ad occuparsene e a elencare questi obbrobri dell’italiano.

adriano_celentano_4Adriano Celentano nega fino allo spasmo che un’altra donna possa non pensarlo, addirittura sottolineando con un terribile buco nell’acqua con l’italiano, quando canta “ma non vorrei che tu, a mezzanotte e tre, stai già pensando a un altro uomo”. Qui l’unico 3 è quello in grammatica.

Anche Vasco, ahimè, c’è cascato con la sua “Domenica lunatica” quando incita la sua musa con un “voglio che sei tranquilla”. Sì stai tranquilla, che tanto ai congiuntivi pensa lui.

Raf e il suo romanticismo strappalacrime. Infinito, io e te, via. Sempre con l’angoscia in mano e il congiuntivo in tasca, degli altri però. Nessun commento per il suo ritornello: “Godersi giorno dopo giorno ogni momento che verrà, sarà diverso mai più tempo perso, aspettando che la vita va”.

jovanottiQua la fortuna non è ben riposta, se Jovanotti, il “Ragazzo fortunato”, annuncia “sono fortunato perché non c’è niente che ho bisogno”, forse di qualcosa sì: due ripetizioni di seconda elementare. Ma non è finita, nel verso successivo celebra “e quando viene sera e tornerò da te, è andata come è andata la fortuna è di incontrarsi ancora”. Insomma qualche problema nell’uso dei tempi verbali.

Giorgia e Bocelli, regalandoci una serie di raddoppi vocali e arie indescrivibili in “Vivo per lei”, si salvano con il congiuntivo, ma prima di poter dire “salvati in corner”, arriva immancabile un altro corner ciccato dal condizionale finale di “ci fosse un’altra vita, la vivo per lei”. Ahi, ce l’avevano quasi fatta.

arisa_6Arisa invece raddoppia. Doppio autogol quando riesce a centrare due congiuntivi errati nella medesima frase e via con “brucia nelle vene come se il mondo è contro te e tu non sai il perché”. Da veri bomber. Anche Ferro abbonda, ha battuto il ferro finché caldo, doppietta di testa, anche se la testa deve averla lasciata da qualche altra parte per cozzare due congiuntivi per eccesso in modo così sublime con “e in quanto a te so solo che se ti vedessi sarei più stronzo di ciò che ti aspettassi”.

Non è finita. Ritorno agli anni ’90, non possiamo lasciarlo in pace sto povero Cremonini, sta volta non ce l’abbiamo con la Vespa, la guida non è un problema anche se dopo un errore così, la domanda è: come ha fatto a leggere le domande della prova di teoria? Insomma i Lunapop ci salutano con un “devo trovare un appiglio prima che tu te ne vai da me”. Ragazzi, non puntate sulla parola per l’appiglio.

Martina Panzeri

>Leggi qui gli altri episodi di Storie della Lingua Italiana…

 

 

Pubblicato in: Cultura Tags: 

Condividi questo articolo

Articoli correlati