TERZA DOMENICA DI PASQUA
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

La narrazione di Giovanni, già dal capitolo precedente, ci presenta il Signore Gesù al centro di perplessità e polemiche, su di lui pende la decisione dei capi d’arrestarlo, pure lui è nel tempio, come sempre; lì gli è portata l’adultera (il famoso inserto lucano), conosciamo bene il passo cui segue quello di oggi con l’affermazione solenne: “Io sono la luce del mondo!”. Già, nel discorso del pane di vita Gesù ha usato, come poi ancora ripeterà, quell’“Io sono”, espressione solenne, non certo soltanto ad affermare di sé, ma a richiamare il “Nome”, la realtà divina. Qui si mostra come “luce”, forza divina per il mondo, è lui, l’abbiamo sentito già dal prologo che ne ha presieduto la creazione, ne è stato senso (lì si dice del Verbo – Gesù: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste” Gv 1,2-3).

Ma proprio là, già si asserisce sia “La vita, la vita … la luce degli uomini” (Gv 1,4): l’affermazione del Signore richiama le espressioni a vasto spettro della pagina poetica e solenne, introduttiva a tutto il vangelo, meglio, al mistero di Gesù per gli uomini. Infatti l’affermazione è tutta in questo senso: “Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. Luce e tenebre, la loro contrapposizione è tipica dello scritto di Giovanni e ben significativa della realtà. Il Signore, solo il Signore Gesù, con il suo mistero di morte e risurrezione dona senso ad ogni cosa, ma innanzitutto – a noi preme precipuamente – all’uomo, che da sé stesso è smarrito proprio a causa della tenebra, quella vera è il peccato, la caduta già d’origine. Solo dietro al Signore Gesù abbiamo luce che porta, non solo conduce alla vita, ma la reca in sé, perché il dono di Gesù è la stessa vita di Dio, la vita vera. Mette conto minore seguire la polemica con gli avversari, pure è utile, a nostra riflessione, raccoglierne qualche affermazione. Gesù allude a realtà non terrena e materiale, quando afferma: “So da dove sono venuto e dove vado”; la sua guida di luce è da intendere per noi in questo senso. Gesù viene dal Padre, dall’amore del Padre e si orienta non altro che a quello comunicandolo a noi uomini.

Raccogliamo poi l’ultima frase del nostro ritaglio, dice il Signore in polemica con i farisei: “Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio”. Gesù è rivelatore del Padre, di Dio. Nella Pasqua che noi viviamo nel tempo liturgico si dona a noi, al cuore – a dirlo biblicamente – e alla vita. Conoscere, cioè fare esperienza di Dio è il senso dell’uomo e gli dà senso, è trovando il proprio significato in Dio che possiamo orientarci in quelle tenebre della nostra debolezza per avere luce di vita: la luce di Dio in Cristo Signore.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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