RELIGIONE/ULTIMA DOMENICA
DOPO L’EPIFANIA: MEDITAZIONE
DI DON GIOVANNI MILANI

Oggi, come già la scorsa settimana con la domenica della divina clemenza, celebriamo quella del perdono, preparandoci al grande tempo di riflessione di Quaresima: fin il brano del vangelo pare richiamo a quello della chiamata di Levi-Matteo: anche qui un pubblicano, anche qui la sintonia di Gesù nell’entrare nell’intimità della casa. Cominciamo da Gesù che “sta attraversando” Gerico: la sua meta a Gerusalemme lo richiama sempre, non lo trattiene la bellezza famosa di questa città di confine, pure “oggi, ha da fermarsi in una casa”: la casa di Zaccheo. Poi, ovviamente, c’è Zaccheo: “un uomo chiamato Zaccheo” dice la traduzione, ma nel testo di Luca vedrei forse insinuazione di richiamo paradossale, ὀνόματι καλούμενος Ζακχαῖος, tradurrei: “chiamato col nome di Zaccheo”; il nome significa, Puro, Giusto: solo Gesù riesce a riportarlo a significato proprio. Ancora un pubblicano, anzi, capo dei pubblicani.

Perché mai Gesù pare aver preferenza verso la compagnia di questi pubblici peccatori? Badiamo: non è gusto di stupire: vuole invece insegnarci che proprio queste persone – oggetto emblematico della sua cura contro disprezzo corrente – divengano segno della condizione di fragilità propria all’uomo – la nostra – cui vuole dirigersi per sanarla, innalzarla, portarla a risurrezione. Domenica scorsa abbiamo visto lo sguardo di Gesù che mira Levi. Qui invece è Zaccheo – con tutto il carico della propria condizione pubblica ed intima – che desidera vedere, vuole conoscerlo: si arrampica sull’albero, forsanche a nascondersi alla gente tra il fogliame; quell’aspirazione non può che divenire incontro di desideri: gli sguardi s’incrociano. Gesù risponde al desiderio, lo chiama per nome! e non solo: “Oggi devo fermarmi a casa tua”; non è nemmeno soffermarsi di fretta (δεῖ με μεῖναι) deve dimorare in quella casa!

Prima c’è quell’”oggi” – espressione tipica e ritornante, a dar forza, in Luca –. Gesù teso a Gerusalemme, meta del suo sacrificio, in quell’oggi, è necessario dimori nella casa del peccatore ricco: ci si fa invitare; ne vediamo il risultato. Gesù non fa alcuna esortazione, entra in casa; Zaccheo coglie l’opportunità di cambiare la vita, la vuota di ricchezza e la “riempie di gioia”, non solo nell’accoglienza del Signore: c’è entusiasmo gioioso in quel fare a metà con i poveri e restituire per quattro le eventuali ruberie passate. È interessante come la presenza di Gesù, meni il pensiero all’equità del dividere coi poveri, ancor prima dell’evidente giustizia della restituzione.
Il Signore ha saputo vedere in quell’uomo scansato dai benpensanti un “figlio di Abramo” e là, in quella casa, “è venuta la salvezza”. Il fatto che è storia nel vangelo, per noi, è apologo che insegna: non solo ad annunciarci la misericordia, ci dà lezione di vita.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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