ACQUA PUBBLICA: UN CITTADINO
CONTRO DIECI SINDACI

LECCO – Si scrive Remo Valsecchi, si legge Movimento per l’acqua bene comune. La lettera giunta in redazione è una risposta diretta alla dichiarazione dei dieci sindaci del meratese-casatese (in testa Strina di Osnago), che difendeva la posizione a favore di Idroservice nella turbolenta serata del 14 maggio, quando a quest’ultima società venne assegnata la gestione dell’acqua pubblica lecchese.

Ecco dunque l’intervento firmato Remo Valsecchi – cittadino:
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Idrolario e Idroservice. Una risposta ai dieci sindaci

Sono un massimalista, l’ho scoperto dal comunicato di dieci sindaci. Il massimalista vuole realizzare il massimo rifiutando compromessi, al contrario, il minimalista persegue il minimo in una logica di equilibri e mediazioni. L’attuale Governo nazionale è minimalista, galleggia senza combinare niente. Non è “l’incaponirsi” a paralizzare lo Stato; sono gli equilibri politici e le mediazioni che non producono niente anzi, uccidono il Paese. La locuzione “con buona pace”, nel contesto in cui è espressa, è di pessimo gusto in un Paese completamente alla deriva. Non è uno scontro, quello dell’acqua, è solo un confronto dialettico cui ha diritto di partecipare anche chi non è schierato o ha opinioni diverse. È la prima regola della democrazia. Troppe manifestazioni di insofferenza nei confronti di cittadini, non sindaci, durante la conferenza del 14 maggio. Il razionale non è sinonimo di buon senso. I sindaci, scegliendo l’opzione “Idroservice”, si ritengono razionali e di buon senso. È una presunzione, fuori luogo per dei rappresentanti istituzionali. È normale per i partiti, populisti e demagogici, ribaltare i propri difetti su chi non è allineato. L’autocritica non è patrimonio dei partiti. Ma la gente comincia a capire e a manifestare dissenso. La frenesia di onnipotenza ha fatto dimenticare cosa è successo nel febbraio scorso.

Provo ad analizzare le decisioni razionali e di buon senso dei sindaci, scusandomi se dovrò ricorrere a qualche tecnicismo e ripercorre la storia, necessaria per comprendere la questione. Cerco di esprimere le mie opinioni non con il buon senso, anche perché è una valutazione soggettiva, ma con l’approfondimento e la conoscenza. Vorrei essere razionale. L’obiettivo che mi pongo è la massima soddisfazione per i cittadini: sono un massimalista.

Inizio, sinteticamente, dalla “razionale” nascita di Lario Reti Holding; la situazione attuale è figlia di quella operazione. C’erano quattro società pubbliche in provincia di Lecco, due di queste, per le stesse ragioni che hanno portato alla costituzione di Idrolario, hanno separato patrimonio e servizio costituendo altre due società, e sono diventate sei. Poco tempo dopo sono state tutte unificate in una sola società, L.R.H., che nello stesso anno, 2008, si è divisa in due: L.R.H. e Idrolario. Nel 2012 da una costola di L.R.H., è nata Idroservice che, secondo l’ipotesi dei sindaci, dovrà essere trasferita, entro due anni, ai Comuni per garantire il rispetto della normativa comunitaria. Razionale sarebbe stato pianificare la ristrutturazione; buon senso non sprecare soldi pubblici.

Diversi sindaci che hanno approvato le operazioni precedenti, si stanno ripetendo. L’artefice dell’operazione L.R.H e dell’operazione attuale è lo stesso, Presidente della Provincia prma e sindaco del capoluogo oggi.

Idrolario nasce nel 2008, per scissione da L.R.H. con il trasferimento delle dotazioni del settore idrico (reti, acquedotti, impianti. ecc.) in esecuzione di una Legge Regionale che prevedeva la separazione del patrimonio dalla gestione del servizio nella logica della privatizzazione. La Legge Regionale viene dichiarata incostituzionale e, allora, la Provincia, dal 1.11.2010, affida il servizio, fino a quel momento in carico a L.R.H, a Idrolario. L.R.H., avendo perso l’affidamento del servizio, non riconosce, a Idrolario, i canoni per l’utilizzo delle dotazioni idriche sino al 31.10.2010 (ca. 2milioni di euro) e iniziano le perdite di Idrolario che contribuiscono a formare l’utile di L.R.H..

Idrolario appalta la gestione del servizio a L.R.H. e per una piccola parte ad altre società, duplicando costi e fatturazione con grossi problemi di liquidità generando ingenti crediti IVA. Dal 1° gennaio 2013, l’appalto passa a Idroservice, costituita, il 19.12.2012, con conferimento anche del credito vantato da L.R.H., credito certificato da una perizia asseverata e confermato dal presidente di L.R.H. e svalutato nel bilancio al 31.12.2012, undici giorni dopo.

Nel febbraio 2013, il presidente di L.R.H., in un’assemblea dei soci, dichiara che Idrolario è in grave situazione finanziaria e, a metà aprile 2013, Idrolario convoca i soci, 65 comuni lecchesi, presentando un piano finanziario con un disavanzo di 12milioni di euro al 31.12.2012 destinato a diventare 29milioni di euro alla fine del 2013. Il bilancio 2012 di Idrolario non esiste ancora e nessuno sa come stanno le cose. Idrolario ha perso, ha fabbisogno finanziario o entrambe le cose? Mistero, i cittadini non devono sapere. Se i dieci sindaci, definendo “massimalisti” chi non è d’accordo, intendevano “estremisti” e “radicali”, hanno ragione, perché è un diritto dei cittadini essere informati e chi è leso nei suoi diritti reagisce in modo civile ma fermo. Nessuno pensi che la confusione possa essere lo strumento per legittimare la privatizzazione. Le associazioni e i comitati che hanno promosso e stravinto il referendum sono sempre all’erta.

I dieci sindaci affermano che, già a dicembre, avevano convenuto la confluenza di beni e maestranze in un unico soggetto e la compensazione dei crediti e debiti. Ma le enunciazioni devono essere spiegate per non restare inutili parole. Come compensare debiti e crediti tra due società che hanno partecipazioni diverse e, indirettamente, in una, Idroservice, sono soci anche Comuni comaschi? Un esempio per meglio illustrare la questione. Lecco compenserebbe un credito di € 2.830.800 con un debito di € 692.400 mentre Merate compenserebbe un credito di € 355.200 con un debito di € 2.868.000; a tutto vantaggio di Merate e dei Comuni meratesi. Se, al contrario, i debiti di Idrolario venissero pagati dai Comuni avremmo la stessa situazione ribaltata, a tutto vantaggio di Lecco e dei Comuni lecchesi. Gli unici a beneficiarne sarebbero i Comuni comaschi che incasserebbero, comunque, € 648.000. Non l’hanno spiegato perché non lo sanno o non l’hanno valutato.

Se la perdita è stata realizzata su tutto il territorio provinciale, l’onere, ammesso e non concesso che sia vero e giustificato, dovrebbe essere sopportato da tutti i lecchesi in parti uguali. La compensazione è una soluzione di tale buon senso che crea disparità di trattamento tra cittadini che hanno fruito dello stesso servizio.

I sindaci si chiedono come Idrolario possa prendersi in carico i 100 dipendenti di Idroservice e confrontarsi con gli istituti di credito per ottenere finanziamenti. Semplice, esattamente come farebbe Idroservice perché i proventi sono gli stessi, quelli prodotti dal servizio idrico, e perché il riferimento sono gli enti pubblici. Gli istituti di credito, ritengo, preferirebbero Idrolario perché il riferimento sono gli enti pubblici e non il patrimonio di L.R.H. che per un grossa parte è indisponibile e inalienabile. Dimenticavo, ci sono gli utili di Acel Service e quindi Idroservice può perdere perché Acel Service guadagna. Ei Comuni comaschi? Saranno disponibili a coobbligarsi, almeno per i prossimi due anni? Non sono un problema, lo dissero anche nel 2008 ma continuano a prendere i dividendi annuali distribuiti da L.R.H..

C’è la questione dell’ingresso nel capitale dei Comuni della Provincia non soci e la redistribuzione delle quote per raggiungere l’assetto proporzionale agli abitanti. Solita frase di stile, sarebbe interessante capire perché è possibile per Idroservice e non per Idrolario. Forse è vero il contrario. In una società di capitale il riproporzionamento delle quote e l’ingresso di nuovi soci è possibile solo acquistando e cedendo le quote o con un aumento di capitale. I Comuni non riescono ad erogare i servizi essenziali ma sono in grado di fare operazioni finanziarie. Esiste, inoltre, tutta la normativa che limita o vieta la partecipazione dei Comuni nelle società di capitale.

Interessante la questione della “riorganizzazione societaria delle altre società del territorio incidenti sul SII”. Le società che erogano servizi in provincia, escludendo L.R.H e AUSM, sono gestori in altre province e dovrebbero riorganizzarsi con una società lecchese. Potrebbe essere l’occasione per superare la partecipazione dei Comuni comaschi in sospeso dal 2008. Forse c’è un altro disegno, non è retro pensiero, è solo mancanza di chiarezza. Lo statuto di Idroservice esclude la possibilità di ingresso di soci privati ma non di società a capitale pubblico anche non della Provincia di Lecco.

Idrolario sarebbe implosa in pochi mesi senza l’affidamento a Idroservice che al contrario non avrà problemi, precisano i sindaci. Poiché i quattrini disponibili, i proventi e i soci, anche se indirettamente per Idroservice, sono gli stessi, il problema è, allora, negli amministratori; è più semplice sostituirli.

I “paletti”. Per fortuna la prudenza dei sindaci ha suggerito delle condizioni tassative. Idroservice, per vari motivi, non è idonea a ricevere l’affidamento “in house”, sia esso definitivo che temporaneo, del servizio idrico, l’hanno detto e scritto a chiare lettere anche i consulenti di ANEA, incaricati dall’ATO. Un indirizzo strategico al Consiglio di Amministrazione da parte dei soci, però, risolverà il problema. Non sapevo, e mi scuso, che le direttive comunitarie possono essere superate con un indirizzo strategico dei Comuni lecchesi. I due paletti successivi, se l’affidamento a Idroservice non si può fare sono, completamente inutili e pleonastici. La stessa cosa per l’esclusione della distribuzione di utili in una società che non avrà utili e, in caso contrario, dovrà utilizzarli per gli investimenti

L’affermazione migliore, la perla. Prevedere “la votazione delle decisioni in Idroservice (sinchè sarà in LRH) per quote proporzionali agli abitanti anziché per quote societarie”. Il codice civile non lo prevede e non lo consente, potrebbero essere tutte delibere nulle. Bisogna prima fare in modo che le quote di capitale siano rapportate agli abitanti attraverso transazioni finanziarie compatibilmente con i patti di stabilità. Operazione che dovrebbe essere ripetuta almeno una volta all’anno perché il numero degli abitanti varia in continuazione. Lo stesso discorso vale per il “potenziamento del potere di controllo dei comuni soci sull’operato degli amministratori”; i sindaci possono scrivere quello che vogliono ma il codice civile, e le società di diritto privato sono regolamentate unicamente dal codice civile, non prevede le limitazioni che vorrebbero introdurre. Gli amministratori, indipendentemente dalle delibere dei soci, sono gli unici responsabili degli atti compiuti (art. 2364, comma 1, punto 5) del codice civile) e gli atti compiuti non sono opponibili ai terzi in buona fede per le limitazioni previste anche se pubblicate (art. 2384 codice civile).

C’è una soluzione che risolverebbe e semplificherebbe tutto, che vorrei suggerire, senza, però, apparire “ideologico”, e che, temo, i consulenti non sottoporranno mai perché veloce e poco costosa. È l’Azienda Speciale Consortile. I consulenti, ANEA, ha detto a chiare lettere che Idroservice non ha nemmeno una condizione per poter essere affidataria ma che a tutto c’è rimedio con solo un problema, dico io, i costi per le società e i ricavi per i consulenti ai quali non attribuisco colpe, soddisfano solo le richieste, anche se irrazionali.

Rilevo con piacere, dal comunicato, che, comunque, è stato superato l’ostacolo della diversa opinione dei Comuni lecchesi, che volevano l’affidamento a Idroservice nella situazione attuale, società di secondo livello, e la soluzione, meratese, dell’affidamento a una società di primo livello. Tra due anni, però. Nel 2008 si scelse la strada di L.R.H. perché unica, in un anno sarebbe stato risolto tutto; dopo cinque anni siamo ancora in alto mare. È la storia che si ripete, anche allora le motivazioni erano tempi e costi e infatti, si è perso molto tempo, sono stati sostenuti costi inutili ed il meccanismo ha prodotto perdite che sopportano i cittadini con l’aumento delle tariffe.

Complimenti per la razionalità ed il buon senso. Sarò un massimalista irrazionale ma sono stufo, come molti cittadini, di pagare per la razionalità e buon senso di questi sindaci.

Mi scuso per essermi dilungato oltre il limite ma, alle scelte di buon senso, bisogna replicare in modo puntuale e circostanziato.

Remo Valsecchi – cittadino

comitato acqua pubblica sala ticozzi

 

Pubblicato in: Lettere a LeccoNews, Economia

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