IL CORONAVIRUS HA CAMBIATO
IL MONDO, COMPRESO
QUELLO DELLA PUBBLICITÀ

Il Coronavirus ha avuto un impatto significativo sulla società. E non soltanto a causa delle numerose vittime che hanno fatto e fanno ancora versare lacrime a migliaia di famiglie del Nord Italia. Il cambiamento, infatti, è stato anche culturale e le implicazioni di quanto accaduto sul presente – e sul futuro – dei nostri territori sono numerose.

Uno dei segni più evidenti del passaggio del virus, dimenticando per qualche istante la tragedia, è la rivoluzione digitale in atto. Il termine è certamente abusato, ma il dato di fatto è che sempre più persone, complice la permanenza forzata in casa, nelle scorse settimane hanno rivolto l’attenzione al mondo del web. Ormai i giornali si leggono soprattutto on line e anche lo shopping guarda con crescente attenzione agli e-commerce. Allo stesso modo le riunioni di lavoro, e di famiglia, si fanno sempre più da remoto, approfittando di applicazioni per cellulari come Zoom, Whatsapp e via dicendo.

Anche il mondo della comunicazione si è ovviamente adattato a questa tendenza. La pubblicità, da tempo, cerca di inserirsi nelle dinamiche della cronaca e in questo trova nell’immediatezza di internet un formidabile alleato per arrivare velocemente a destinazione e amplificare, con le tecniche della viralità, il proprio messaggio. Ma non sempre le agenzie di comunicazione hanno compreso a pieno una regola: nel mondo virtuale, che è sempre più coincidente con quello reale, la risposta degli utenti – e dei destinatari delle comunicazioni promozionali – è immediata. Talvolta inattesa. E bisogna essere pronti a gestirla o perfino a fare marcia indietro.

LA PUBBLICITÀ IN TEMPI DI COVID-19

Molto discutere, di recente, ha fatto la campagna lanciata dall’Apt Valsugana (in questo caso, però, il Covid-19 c’entra solo marginalmente), in cui si ascoltava: “Tenetevi il vostro monolocale, tenetevi la vostra Settimana della Moda, tenetevi la vostra Smart, tenetevi il vostro 5G”. Uno spot per rilanciare il turismo dopo il lockdown, che però molti non hanno gradito, intravedendovi un disprezzo di fondo per la cultura milanese e per le zone di provenienza dei turisti che si volevano attirare. Tanto che le scuse dal Trentino non hanno tardato ad arrivare.

Ma anche all’estero non sono mancati episodi simili. E’ il caso della campagna lanciata nel Regno Unito da Kfc, nota catena di pollo fritto presente anche in Italia. In quel caso le immagini promozionali erano corredate da inviti a “leccare bene le dita”, ma invece di ingolosire i cittadini le pubblicità hanno fatto “piovere” centinaia di reclami. Il motivo? Molto semplice: durante l’epidemia lavarsi bene le mani ed evitare di portarle alla bocca (e a gli occhi) senza lavarle era uno dei comportamenti suggeriti dalle autorità per fermare il contagio… E qualcuno non ha gradito l’invito opposto.

Ma parlando di pubblicità che è stata ritirata a causa della pandemia si potrebbero fare molti altri esempi, come quello di una nota compagnia di navigazione nordica. In una campagna diffusa negli States, infatti, si vedevano alcune persone “isolate” su una nave da crociera a causa dei problemi di Coronavirus circostanti, con lo slogan: “Sentitevi liberi di sentirvi di più”. Un tentativo di ottimismo che – secondo quanto riportano alcune fonti – molti non hanno gradito, tanto che la compagnia è stata obbligata a fare marcia indietro a causa delle polemiche.

In questi mesi, insomma, anche il lavoro dei pubblicitari è cambiato molto. Occhio alle mascherine e al distanziamento, anche in video e filmati promozionali. Baci e abbracci sconsigliati. E soprattutto: al bando l’ironia. Quando di mezzo ci sono il dramma e la paura di molti, infatti, provare vie alternative può diventare un boomerang…

Pubblicato in: Economia

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