PSICOLOGIA, LA MEMORIA
E LE TECNICHE PER ALLENARLA

artificial-intelligence-3382521_1280Vi siete mai chiesti come funziona la nostra memoria e soprattutto come potenziarne la portata? Se Oscar Wilde definiva la memoria come il diario che ciascuno porta sempre con sé, Sherlock Holmes dal canto suo era solito paragonarla alla struttura di una soffitta al cui interno si trova incamerata una quantità di informazioni illimitata.

In effetti la memoria altro non è se non la capacità di carpire e conservare informazioni e conoscenze che all’occorrenza ci guidino nell’apprendimento di ciò con cui veniamo a contatto. Ma la memoria ha una sede? Dove potremmo collocarla? Secondo la teoria elaborata da uno degli indiscussi protagonisti delle moderne neuroscienze – la struttura trinitaria di Paul MacLean – la memoria avrebbe sede nella cosiddetta parte limbica o intermedia del cervello, l’area in cui risiedono le emozioni e gli affetti, dove si nutre la nostra capacità di amare.

E stando alla descrizione che Atkinson e Shiffrin proposero nel 1968 del «modello modale» noi siamo sottoposti al funzionamento di tre tipi di memoria, ognuna adibita ad una specifica funzione. La memoria sensoriale ci offre istantanee di informazioni puramente sensoriali, ad esempio il fuoco mi scotta o la spina mi punge; la memoria a breve termine con cui si intende la capacità di dare significato ad una informazione appena acquisita, informazione che se non elaborata correttamente finirà nell’arco di qualche secondo nel dimenticatoio; e la memoria a lungo termine quella con cui l’informazione una volta elaborata viene conservata e incamerata pronta per l’uso. Da quanto appena chiarito potremmo quindi affermare che il meccanismo a cui dovremmo frequentemente esercitare la nostra memoria è quello di registrare informazioni trovando la via giusta per shiftarle dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Come?

Le tecniche principali suggerite dagli mnemonisti rispondono a tre leggi: emozioni, immagini e associazioni. La peculiarità delle emozioni sta nel rappresentare la porzione di ricordi più indelebili e accessibili per la nostra memoria. Quello che gli esperti ci sollecitano a fare è allora di legare un’informazione che intendiamo incamerare alla faccia di un’emozione, che sia il comico, il triste l’assurdo e così via. Se dobbiamo memorizzare una sequenza di numeri cerchiamo di creare una storia dal sapore un po’ strano che li tenga insieme e proviamo ripeterli. Ad esempio in varie discipline sportive la memoria è legata non solo a eventi emozionanti come la vittoria di un torneo, ma anche alle sconfitte.

Anche queste sono connesse a emozioni regolate dall’amigdala, una struttura cerebrale a forma di mandorla che presiede a processi noti come memoria emozionale. Lo psicologo Buzan a proposito di immagini ha illustrato come la vista sia il motore fondamentale della nostra memoria – si pensi che i dati mnemonici che fanno capo alla vista rappresentano quasi il 90% – adducendo uno studio in cui le persone riuscivano a ricordare un migliaio di fotografie. Osservare attentamente dirigendo l’attenzione su specifici aspetti può essere quindi un buon modo per allenare la memoria. Si consiglia di pensare immagini tridimensionali, molto colorate e multisensoriali come se fossero dotate di suoni, musica, ecc..

Le associazioni sono uno schema naturale che il nostro cervello mette in moto per favorire la memorizzazione di determinate informazioni ed è su queste spontanee relazioni che si sviluppa il sistema per allenare la memoria promosso da alcuni oratori dell’antica Grecia, il Metodo dei Loci, letteralmente metodo dei luoghi. L’idea, un po’ come accade per l’investigatore assemblato dalla penna di Conan Doyle, è che i dati vadano ordinati nella nostra memoria in una posizione scelta, in determinati luoghi mentali come fossero stanze di casa nostra.

Ripetete l’esercizio della lista di numeri ordinandoli mentalmente nei luoghi che decidete. Dopo qualche minuto provate a ripeterli attingendo ai vari numeri dagli spazi delle stanze mentali. Che ne dite, funziona?

Pubblicato in: Economia

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