RIPPLE: UNA CRIPTOVALUTA PER SANTANDER E LE ALTRE BANCHE

La moneta virtuale Ripple e il protocollo su cui si basa continuano ad essere al centro dell’attenzione. Dopo aver registrato un incremento del 39.600% in un anno, record che neppure il bitcoin aveva saputo raggiungere, la criptovaluta creata da Chris Larsen ha conquistato la banca spagnola Santander, che ha deciso di lanciare un servizio basato proprio sulla sua tecnologia per le transazioni all’estero.

Ripple: un protocollo per il trasferimento di valuta in tempo reale

rippleCreato nel 2012 dalla californiana Ripple Labs, Ripple è un protocollo fatto per le transazioni, un sistema che permette di trasferire valuta in tempo reale e a costo zero. Come spiega il sito Coinlist in un articolo dedicato al suo valore, la particolarità di Ripple si deve al fatto che permette alle banche e ad altri istituti finanziari di effettuare pagamenti digitali in modo rapido, sicuro ed efficace. La sua tecnologia consente di effettuare fino a 1.500 transazioni al secondo, un risultato impensabile per i sistemi su cui si basano le altre (qui valore criptovalute), ma anche per i metodi di pagamento verso l’estero tradizionali. Ad eccezione di Stellar, caratterizzata da un sistema di pagamento piuttosto veloce e conosciuta come la maggiore concorrente di Ripple, non sembrano esserci altri rivali all’orizzonte.

L’interesse delle banche per Ripple

Risultati immagini per ripple criptovaluteLa banca spagnola Santander, che già nel 2015 aveva investito 4.000.000 euro in Ripple, ha lanciato in primavera One Pay FX, un servizio che sfrutta la tecnologia blockchain di Ripple per permettere di fare transazioni all’estero in tempo reale, con arrivo a destinazione il giorno stesso o al massimo il giorno successivo. Per il momento il nuovo prodotto di Santander, che si basa sulla piattaforma x-Current di Ripple, è in entrato in funzione in Spagna, Gran Bretagna, Brasile e Polonia, ma la banca intende renderlo disponibile per molti altri paesi prima dell’estate. L’interesse per Ripple non si limita alla banca spagnola: lo scorso anno anche un consorzio di banche asiatiche aveva annunciato di voler testare Ripple per i pagamenti internazionali, e pochi mesi fa MoneyGram e Western Union, due società specializzate nei trasferimenti di denaro all’estero, hanno dichiarato di aver avviato progetti dello stesso tipo.

Proprio la manifestazione d’interesse degli istituti di credito aveva contribuito all’impennata di Ripple nel 2017. La criptovaluta legata a questo protocollo di pagamento, infatti, aveva risentito positivamente della fiducia delle banche, tanto da conquistare il secondo posto tra tutte le monete virtuali, dietro al Bitcoin, con una capitalizzazione di mercato di 63 miliardi di dollari e un aumento esponenziale del suo valore in dodici mesi, passando da 0,006 a circa 2,7 dollari, e poi attestarsi sugli 0,6 dollari attuali, con una fluttuazione importante, tipica delle criptovalute. Mentre il suo creatore, Chris Larsen, è ormai entrato a far parte dei 10 uomini più ricchi del mondo, resta ora da vedere se l’utilizzo del sistema Ripple da parte di Santander, oltre ad altre banche e società finanziarie, avrà anche quest’anno un impatto positivo sull’andamento di questa criptomoneta.

 

 

Pubblicato in: Economia

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