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SALVIAMO IL MAGNODENO:
“NEL TUFF NON VA TUTTO BENE”.
CAMMINATA INFORMATIVA IL 9

Si è appena conclusa un’estate che, quanto a fenomeni atmosferici e meteorologici inediti per violenza e frequenza, ci ha risparmiato poco: sotto agli occhi di tutti si sono verificate alluvioni e sono esondati fiumi, si sono toccate temperature raramente registrate e sono scoppiati numerosi incendi. Non è più possibile liquidare questi fenomeni come eventi eccezionali, è evidente ormai che il cambiamento climatico è una realtà. Questo ci impone di riflettere sul peso specifico che hanno le attività antropiche e produttive – anche quelle percepite come inaggirabili o insostituibili – sugli ecosistemi.

Il nostro territorio cittadino non fa eccezione e anche a Lecco è ormai chiaro l’intensificarsi di fenomeni atmosferici violenti, che, in unione con le conseguenze dell’attività estrattiva, generano fenomeni che pensiamo debbano essere presi in considerazione – in primis – dagli amministratori della nostra Città. Nella fattispecie, ci siamo accorti ripetutamente di come le acque del Tuff, uno dei torrenti del reticolo idrico minore che interessano l’area del monte Magnodeno e che attraversa il rione di Maggianico, cambino macroscopicamente aspetto, quantità e qualità a seguito di violente precipitazioni.

Nelle immagini allegate le acque del Tuff, interessate dall’attività di escavazione e dalle polveri ad essa correlate, manifestano un livello di torbidità molto elevato e un carattere paltoso: questo fatto risulta tanto più evidente quanto più si confrontano queste acque con quelle di corsi non toccati dall’area di cava. A tale proposito, non possiamo dimenticare che, a marzo 2021 in sede di Conferenza di servizi per l’autorizzazione dell’ampliamento estrattivo di Vaiolo Alta, ARPA aveva integrato lo studio di Impatto ambientale presentato dall’azienda Unicalce Spa con osservazioni che definivano le acque di scarto dell’escavazione come acque reflue industriali.

La reiterata osservazione di simili condizioni delle acque del Tuff, per cui al momento non sono state previste azioni di controllo da parte degli enti pubblici preposti, ci preoccupa ancor di più a seguito della documentata presenza, all’interno di altri torrenti siti a poche centinaia di metri dal Tuff – ma non nel Tuff – del gambero di fiume autoctono, una specie a rischio estinzione tutelata a livello europeo e che dovrebbe esserlo anche nel nostro territorio.

Continueremo a sostenere e a portare prove tangibili del fatto che l’attività di escavazione del Magnodeno è incompatibile con il benessere dell’ambiente, della flora e della fauna del territorio. Su ambienti già resi fragili da decenni di attività molto impattante occorrerebbero controlli serrati e costanti sul processo estrattivo e produttivo, tanto più a fronte di eventi climatici sempre più violenti.

Sulle pagine di un noto giornale locale l’azienda Unicalce Spa afferma e si vanta di procedure all’avanguardia e di un estremo interesse alla sostenibilità ambientale, ma il benessere dei cittadini e del territorio sono questioni di troppa importanza per fidarci sulla parola: occorre che il Comune si doti, a partire dalla Convenzione che andrà a regolare i rapporti con l’azienda, di strumenti il più possibile adeguati al controllo delle varie fasi dell’attività e alle verifiche degli impatti di queste sull’ecosistema.

Rimaniamo convinti che il rispetto per l’ambiente non possa non tenere conto dell’impatto di attività 
produttive e industriali così vicine e tuttavia spesso rimosse.

Come Comitato “Salviamo il Magnodeno” invitiamo la cittadinanza a partecipare, in data sabato 9 ottobre a partire dalle 14.30, ritrovo alla chiesa parrocchiale di Maggianico, a una camminata informativa ed esplorativa lungo il corso del fiume Tuff per spiegare come l’attività estrattiva arriva a interferire, tra gli altri, con l’elemento acqua dei corsi del reticolo idrico minore. In tale data introdurremo anche un altro aspetto silente dell’escavazione: Vaiolo Bassa.

Vi aspettiamo!


Comitato

“Salviamo il Magnodeno”

 

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