SANITÀ PUBBLICA IN LOMBARDIA: LETTERA APERTA A MAJORINO

Caro Pierfrancesco,
scusami se ti do del tu, ma come cittadino, ancor prima che elettore, penso occorra avere grande rispetto per chi si mette in gioco, specie di questi tempi, nel difficile ruolo di rappresentante istituzionale. Ritengo occorra però contemporaneamente anche esercitare, nei confronti di chi si candida in qualche modo a rappresentarci, il diritto-dovere di conoscere i suoi reali intendimenti relativamente alle concrete scelte politiche e gestionali che intenderebbe adottare nei confronti delle questioni più dirimenti che ci stanno davanti.

In primis, in questo caso, quelli relativi alla Sanità Pubblica Lombarda che da tempo, e certamente sempre più in tanti, stiamo seguendo con viva preoccupazione, per non dire sconcerto se non addirittura indignazione.

Monitorando con vivo interesse questa importantissima campagna elettorale non posso quindi non porti alcuni interrogativi di fondo, che penso stiano all’origine di tanti disservizi e contraddizioni “di sistema” che sempre più pesantemente stanno producendo effetti negativi sui cittadini/utenti, specie quelli meno abbienti.

Tu sostanzialmente sostieni, come molti altri che si autodefiniscono realistici, di condividere un modello a “sistema misto”, ma dove il “settore privato” possa semmai integrare e non sostituire quello prioritario “pubblico”.

Ovviamente non si può, dovendo purtroppo tener conto dell’esistente, non concordare.

Un esistente che però, come anche tu denunci, non si configura nella realtà e nelle sue varie articolazioni sancendo questo primato del pubblico, ma semmai, nei fatti, il contrario viste le politiche attuate da anni specie in Lombardia, ma non solo.

Quindi la domanda dirimente che ti pongo è: visti i concreti effetti prodotti da tale modello , assai negativi da vari punti di vista e ormai sotto gli occhi di tutti, come concretamente intendete porvi rimedio?

Più specificatamente, pur condividendo le positive aspettative che la tua candidatura unificante ha suscitato, mi/ci puoi spiegare ad esempio come intenderesti strutturare concretamente quel tuo preannunciato piano straordinario di riduzione in tempi brevi delle abnormi attuali liste d’attesa per le varie prestazioni sanitarie?

Come intenderesti risolvere concretamente il sempre più stridente problema dei medici di base o dei pronto soccorso come anche delle coperture di funzioni sempre più impoverite del SSN, solo per elencare alcune delle questioni più urgenti?

Nessuno è talmente sprovveduto da pretendere nell’arco di poco tempo una trasformazione in meglio di un sistema sviluppatosi in molteplici anni secondo quello che in molti definiscono il modello formigoniano, purtroppo troppe volte supinamente accettato, pure a livello nazionale, dagli eredi di chi, almeno a parole, dichiarava di essere portatore di un modello diverso.

Ecco perché, se si vuole essere realmente credibili, non si può non applicare un immediato quanto effettivo cambio di rotta ad esempio re-internalizzando negli ospedali, a partire dalle scadenze di rinnovo degli appalti, le primarie funzioni sanitarie sinora affidate ai privati e principalmente al mondo variamente “cooperativistico”.

E da lì come da altre scelte riscontrabili immediatamente e tangibilmente sul campo della rivalutazione e nel potenziamento del ruolo pubblico diretto nella gestione dei vari servizi sanitari e delle relative strutture locali che si potranno e dovranno misurare anche le tue reali intenzioni.

Molti che hanno consentito alla destra meloniana di avere legittimamente la maggioranza in questo martoriato Paese sostengono di averlo fatto per quel “visto che abbiamo provato negativamente gli altri, proviamo perlomeno anche questi”.

Perché allora questo atteggiamento, in mancanza di ben altre augurabili e più profonde motivazioni, non dovrebbe quantomeno valere anche per la nostra regione per come è stata governata da decine d’anni sempre dalle stesse forze politiche?

Quindi caro Pierfrancesco, non una cambiale in bianco nei tuoi confronti ma una soppesata fiducia da corroborare con scelte coerenti e ben verificabili d’inversione di tendenza sin da subito, se dovessi, con sempre maggior probabilità, vincere il passaggio elettorale ormai prossimo.

Ai cittadini come me mi permetto di suggerire di non rassegnarci né tantomeno di limitarci alle lamentazioni, pur spesso assai motivate, ma rimbocchiamoci tutti le maniche non delegando ad altri ciò che compete ad ognuno di noi.

Peraltro sapendo distinguere le responsabilità degli addetti operativi, a vario titolo, dei servizi, spesso altrettanto vittime di un sistema dirigenziale che non sempre sembra saperli o volerli organizzare al meglio.

Germano Bosisio

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