L’ITALIA ALL’EXPO DI DUBAI
E LA SCUOLA DI ASSADA
PER I LICEALI DEL MANZONI

LECCO – Considerare la cultura come un organismo vivente e, dunque, pensare ad una esposizione, soprattutto se universale come sarà Expo Dubai 2020, quale ‘ambasciatore’ di sapienze fondamentali per l’umanità contemporanea: questa è stata, in estrema sintesi, la riflessione fondante la conferenza “Lecco/Assada: istruzione, culture e identità” che ha visto coinvolti, sabato 28 ottobre, gli studenti delle classi quinte del Liceo Manzoni della nostra città.

L’occasione di incontro, aperta alla cittadinanza e inserita nel “fuori programma” della 22ª edizione di Immagimondo, è nata dall’esigenza di Les Cultures di sostenere il progetto educativo della scuola di Assada fondata dall’associazione parecchi anni fa. Sostenere una scuola ad Assada, uno sperduto villaggio in Niger raggiungibile dopo estenuanti ore di trasferimento, ed insegnare il francese ai bambini Tuareg per offrire loro opportunità di connessione con la realtà mondiale, è certamente una sfida – ha affermato Giorgio Redaelli, presidente di Les Cultures e tra i primi promotori del progetto insieme al fotografo Mario Spreafico. Non si tratta di esportare il nostro modello di struttura educativa o di adattarla alle esigenze di una specificità culturale e ambientale, significa piuttosto costruire un’opportunità di condivisione, mettendo tutti nella condizione di conoscere e di comunicare sé e la propria identità.

Proprio da questa iniziale considerazione ha preso le mosse la riflessione di Davide Rampello, invitato ad intervenire al Liceo Manzoni. L’autore del concept del Padiglione Italia di Expo Dubai 2020 ha spiegato che in ogni padiglione di una esposizione universale il fine è quello di mettere in scena un’idea, di creare una struttura che permetta a migliaia di persone di vivere un’esperienza capace, fuori dai luoghi comuni, di trasformarsi in uno spazio di conoscenza dell’identità di un determinato paese. L’esigenza di comunicare – ha sottolineato Rampello – è un tratto distintivo dell’uomo, segno di intelligenza e di conoscenza strettamente connaturato ad un luogo e capace di creare gesti e oggetti unici, in grado di esprimere un modo singolare e autentico di concepire la vita. All’origine dell’identità di ciascuno di noi vi è, pertanto, uno spazio stanziale: la forma e la posizione mediterranea dell’Italia l’hanno resa luogo di mediazione, terra di connessione. Ecco perché una delle immagini presenti nel Padiglione Italia a Dubai sarà quella del giardino, anzi del giardiniere in grado di coltivare le diversità. La nostra identità di italiani si fonda proprio sulla molteplicità del saper fare, sulla varietà continua di paesaggi, sulla scoperta che trasforma il viaggio in un’avventura dalle prospettive mutevoli.

In un tale contesto, dunque, quale valore culturale esprime l’uomo che nella nostra penisola ha abitato nel corso dei secoli? Se c’è un valore che indistintamente ci viene riconosciuto è quello di essere Patria della bellezza, intesa come armonia di bello, buono, vero, giusto. Il percorso ideato e trasformato in immagini attraverso la parola da Davide Rampello ha permesso, ai presenti all’incontro di sabato, di vivere un viaggio in Italia fatto di memoria ed emozione stando seduti nell’aula magna del Liceo Manzoni; un cammino costruito attraverso un’altra nostra peculiarità, il sentimento, non inteso come piacere, ma come verità. La bellezza così raccontata e sperimentata non appartiene al mero presente e non accade casualmente, è piuttosto un lavoro paziente, perseguito con consapevolezza, espresso attraverso un saper fare che salva ogni gesto. La bellezza che, siamo convinti, esprimerà il Padiglione Italia a Dubai 2020 non sarà un’immagine levigata destinata al consumo, ma orienterà i visitatori a cercare nel futuro di ciascuno non effimere percezioni, parvenze di realtà, ma verità tolte al tempo e allo spazio per diventare capaci di eternità.

L’esperienza artistica, ha concluso Nicola Villa – autore della incisione che può essere acquistata per sostenere il progetto di Assada contattando Les Cultures (0341284828, informazioni@lescultures.it) – è una ricerca che permette di cogliere l’irrisolta tensione della realtà. Per continuare a costruire bellezza dobbiamo probabilmente ritrovare la capacità di immaginare, ma a partire da quella memoria conscia o inconscia che ci deriva dal passato. Immaginare, cioè, è quell’operazione cui obbliga l’opera d’arte del passato, come affermava Winckelmann nella metà del XVIII secolo guardando il Torso del Belvedere oggi ai Musei Vaticani: “Al primo sguardo forse non scorgerai altro che un sasso informe: ma se hai la forza di penetrare nei segreti dell’arte, osservando quest’opera con occhio tranquillo, vi scorgerai un prodigio […]. Se vi sembra inconcepibile che si possa mostrare la forza del pensiero in un’altra parte del corpo, che non sia la testa, imparate qui come la mano d’un artista creatore abbia il potere di spiritualizzare la materia. Mi pare di veder sorgere dal dorso, curvo in profonda riflessione, una testa che con letizia ricorda le sue prodigiose gesta. E mentre una simile testa, piena di maestà e di sapienza, appare al mio sguardo, anche le altre membra mancanti incominciano a formarsi nel mio pensiero”.

È questa la bellezza di cui noi siamo eredi e che salverà l’uomo: non un sasso inerte, ma una pietra levigata dall’uomo, ancorché frammentaria, che porta in se stessa il mondo che la circonda. Non sarà allora solo lo spettatore che guarda l’opera, ma l’opera richiamerà allo spettatore la sua identità e, senza parlare, gli dirà che deve cambiare la sua vita, rendendola più simile all’armonica bellezza di cui è testimone.

Laura Polo D’Ambrosio
Docente di Storia dell’Arte del Liceo Manzoni di Lecco

 

 

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