LA LETTERA/TORE ROSSI, “VISMARA:
NON FIRMATE QUELL’ACCORDO!”

http://www.cgil.lecco.it/wp-content/uploads/2011/05/IMG_2982.jpgMi riferisco alle ormai numerose notizie apparse sui media locali, in gran parte riprese e commentate sui social network, riguardanti l’Accordo Sindacale in procinto ormai di essere sottoscritto in Vismara e che prevedrebbe il passaggio di 83 lavoratori dall’Azienda ad una Cooperativa.

Mi permetto di fornire le mie considerazioni anche in qualità di Segretario Generale della Categoria degli Alimentaristi CGIL alla data della sottoscrizione dell’Accordo di Programma, 21 dicembre 2007, un Accordo di Programma che globalmente valutammo positivamente e che sostenemmo convintamente.

Di fronte ad una richiesta aziendale, quella attuale, non dettata da esigenze di urgenza economica o commerciale – la Proprietà si è profusa negli ultimi mesi a dichiarare pubblicamente che mai come in questo periodo le cose vanno bene – non riesco a stare zitto.

L’analisi sarebbe lunga, a cominciare appunto dalla sete imprenditoriale di godere di sempre maggiori profitti e vantaggi anche a discapito delle condizioni di vita e di lavoro dei suoi dipendenti, che in gran parte hanno contribuito fattivamente a farla grande e che hanno dedicato alla Vismara i migliori anni della loro attività.

Potremmo continuare con la disanima del Contratto Nazionale Collettivo di Lavoro che regola attualmente il rapporto maestranze azienda, che a mio parere non lascia spazio a interpretazioni circa la illiceità di esternalizzare attività produttive che invece fanno parte del cuore del business aziendale.

Potremmo ancora continuare con la discussione se sia lecito e anche costituzionalmente compatibile richiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di pronunciarsi su diritti indisponibili, a loro certamente, come appunto il diritto ad avere un lavoro e ad avere un titolare e averlo possibilmente aderente ai dettati legislativi, di indubbia moralità, che incarni i valori vocazionali che dovrebbero stare alla base delle sue scelte.

Nelle recenti assemblee di cui rilevo traccia sui media, è stato chiesto di esprimersi non su modifiche del modello organizzativo interno, non su ferie o recuperi, non su orari di lavoro ma, appunto, sul passaggio da un datore di lavoro all’altro e presumibilmente in condizioni successive peggiorative di quelle iniziali. Come se chi ha una pistola puntata alla tempia avesse modo, tempo, voglia e lucidità per occuparsi delle conseguenze della ferita che gli sarà inferta.

Non posso nemmeno soffermarmi su quello su cui pure avrei molto da dire, circa l’opportunità di far votare i lavoratori non su un testo scritto e macinato in precedenza, ma su una esposizione verbale di un presunto accordo molto complicato, per di più ritengo non definitivo in quanto necessiterà immagino di essere scritto attentamente e letto in controluce.

Mi sembra persino banale dire che, nel momento in cui mi viene chiesto un pronunciamento, su una cosa per di più che potrebbe coinvolgere e sconvolgere la mia vita, devo essere a conoscenza alla perfezione dell’oggetto e averne avuto il tempo di soppesarlo per formarmi un’opinione consapevole. Diversamente non voto. E rimando i voto a dopo che le cose formali si siano delineate esattamente.

Molte cose si potrebbero poi dire sulla Cooperativa coinvolta, sempre che si sappia esattamente quale sia, perché ne abbiamo sentiti di nomi a sufficienza, ma nessuno ancora certo. Di tutte quelle paventate, non ce n’è una, non una sola, che mi lascerebbe sereno.

Quello che tuttavia mi preme sottolineare un po’ più diffusamente, è che un accordo come quello che pare si sia in procinto di sottoscrivere, sarebbe a mio parere indiscutibilmente lesivo dell’Accordo di Programma. Cercherò di dirne le ragioni.

Con D.g.r. 7/17470 del 17 maggio 2004, la Giunta della Regione Lombardia, approvava la promozione dell’Accordo di Programma per la rilocalizzazione degli impianti produttivi della Vismara, definendo già e inequivocabilmente che le finalità sarebbero state il sostegno di nuovi investimenti per continuare ad essere punto di riferimento occupazionale della Provincia di Lecco.

Con D.a.r. n. 1686 del 25 febbraio 2008 diviene ufficiale l’approvazione dell’Accordo di Programma, sottoscritto il 21 dicembre 2007 tra la Regione Lombardia, la Provincia di Lecco e il Comune di Casatenovo, e formalizza la volontà di mantenere o incrementare i livelli produttivi in Casatenovo attraverso la rilocalizzazione appunto, reputandola indispensabile al fine di salvaguardare i livelli occupazionali di allora (oltre 300 dipendenti).

Il tema dell’occupazione, del mantenimento come obiettivo minimo ma possibilmente dell’incremento, ritorna più volte nel testo dell’ADP, indicandolo esplicitamente come punto focale del documento e come condizione essenziale per la sua applicazione.

Alla fine di gennaio 2014 invece, la forza lavoro era già passata a 285 unità e l’azienda preannunciava la messa in mobilità di 25 persone che si sarebbe poi concretizzata nel successivo mese di aprile. Facendo i conti della serva, siamo già, prima dell’affacciarsi della cooperativa, a circa 250 persone occupate, con una riduzione intorno al 20% rispetto ai livelli fotografati alla sottoscrizione dell’ADP.

Ce ne sarebbe stato già abbastanza per metterne in discussione la validità e con essa i vantaggi concessi alla Vismara, di cui desidero ricordare qui solo il più eclatante, un premio volumetrico di 27.000 metri cubi. Non sono in grado di quantificare economicamente il vantaggio assegnato, ma non penso di essere troppo lontano nell’affermare che si tratta di una cifra di qualche milione di euro.

Sarebbe stato abbastanza, ma ora la Vismara vuole ancora di più, con l’esternalizzazione di 83 persone la forza lavoro scenderà a circa 170 unità e mi pare non esserci più alcun dubbio che questa operazione si pone in aperto contrasto con i contenuti dell’Accordo di Programma.

Da qui il mio appello ai miei ex colleghi sindacalisti, di cui immagino in questi giorni l’ansia e la tensione per una trattativa di per sé complicata, resa complicatissima dalle caratteristiche della Proprietà: non firmate quell’accordo.

Sottoscriverlo significherebbe avvallare ed essere conniventi con la lesione dei contenuti dell’ADP, con grave danno, oltre che alle lavoratrici, ai lavoratori e alle loro famiglie, all’intera collettività di Casatenovo.

Promuovete un tavolo il più allargato possibile, estendetelo alle Rappresentanze Regionali e Nazionali – qui ci sono in ballo questioni di rilevanza generale –, non fate ricadere sui lavoratori scelte che sono troppo coinvolti per compiere e che non competono loro, distribuite le responsabilità delle decisioni difficilissime da assumere su una platea che comprenda Regione, Provincia e Comune.

Ho già preannunciato, e lo farò, che qualora malauguratamente dovesse ugualmente essere sottoscritto l’accordo sindacale, ricorrerò io stesso al Collegio di Vigilanza dell’Accordo di Programma, chiedendo che vengano attivati gli strumenti più idonei per contestare i mancati adempimenti nelle sedi ritenute più opportune.

                                                                                                       Tore Rossi

 

 

 

Pubblicato in: Lettere a LeccoNews, Hinterland, Economia

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