DON GIOVANNI MEDITA NELLA FESTA DEL BATTESIMO DI GESÙ

Nelle domeniche che seguono la solennità dell’Epifania, secondo la nostra liturgia ne è ancora presente il tema, tanto che oggi ci è proposta questa radiosa manifestazione del Signore Gesù con la presenza dello Spirito nella evocativa forma di colomba e con la voce di compiacimento “dal cielo” del Padre. 

Leggendo l’episodio evangelico da Matteo troviamo il contrasto tra la volontà di Gesù di ricevere il battesimo da Giovanni e lo stesso Battista con l’affermazione che sia conveniente l’adempimento di “ogni giustizia”, evidentemente in quel gesto battesimale. Per intendere il testo dobbiamo rifarci al senso della giustizia secondo il sentire antico come adesione ed obbedienza alla volontà di Dio. 

Gesù dunque aderisce così alla giustizia, al piano del Padre, proprio con il battesimo – che ovviamente non è per lui di purificazione – dichiara invece la volontà di immergersi nella debolezza dell’uomo nel prenderne su di sé la fragilità. 

Subito, all’emergere dall’acqua, si manifesta l’approvazione divina con le manifestazioni grandiose descritte dai vangeli, “si aprirono per lui i cieli”. Le espressioni e i simboli che ce ne giungono sono di grande evocazione. 

Innanzitutto: “Egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”. È inutile chiederci se l’apparire della colomba-Spirito sia stata solo manifestazione privata, perché Matteo la rende comunque significativa per tutti noi a dirci come lì, nella giustizia-obbedienza di Gesù, si realizzi il suo mandato; che se subito è identificata la presenza della colomba con lo Spirito, sono però anche parecchie le evocazioni che di qui ci giungono. 

Gesù esce dal Giordano: il richiamo è alla creazione (l’aleggiare dello Spirito sopra il caos delle acque) ma anche alla redenzione d’Israele, figlio primogenito di Dio con Mosè. Gesù rinnova così la creazione e anche il profondo legame al popolo eletto; ancor prima – se vogliamo – la colomba segna il ricomporsi d’un’umanità nuova con Noè nella fine del diluvio. 

Ma ancora troviamo richiamo al servo di Yahweh di Isaia nel sottoporsi alla giustizia-volontà divina che l’approvazione del Padre elogiava con la dichiarazione della “voce dal cielo”. 

Considerando anche con attenzione la stessa “voce dal cielo” che si esprime con: “questi è il Figlio mio, l’amato”, troviamo così anche allusione – secondo l’intendere antico della tradizione ebraica – ad Isacco (l’amato), dunque in richiamo (che si annoda pure al citato servo d’Isaia) al sacrificio futuro di croce che già qui troverebbe segno nell’approvazione del Padre. 

La manifestazione della missione di Gesù nel battesimo al Giordano la dobbiamo accogliere nella fede di questo tempo natalizio che si rinnova in rendimento di grazie per il dono del Signore Gesù il quale abbraccia la nostra umanità fragile per innalzarla al Padre e pure in richiamo al dono di purificazione battesimale che abbiamo ricevuto.

 

Don Giovanni Milani