La liturgia di questo giorno, da lunga tradizione presenta tre formulari di celebrazione, molto ricchi della Parola, in cenno veloce prendiamo da qualche spunto dei brani evangelici.
Nel primo Gesù, nella lunga polemica con i Giudei dopo la guarigione del paralitico operata di sabato alla piscina Betzatà, afferma: “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita” e ancora: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna” … “I morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno”.
Nel secondo brano evangelico, tratto dal famoso discorso di Cafarnao sul pane di vita, il Signore afferma che la salvezza, “la risurrezione nell’ultimo giorno” è dono, grazia del Padre mediata dallo stesso Signore Gesù: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Anche la terza pericope ha il medesimo tema (è infatti tratta dallo stesso parlare di Gesù a Cafarnao).
Mi piace qui sottolineare la cura che esprime per il mandato del Padre: “Che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”.
In questo giorno facciamo suffragio per i “nostri morti” nel ricordo affettuoso: spesso ci han lasciato modelli di vita e di fede: la nostra cordialità riconoscente diventa preghiera.
È nella fede nel Signore Gesù che i nostri cari sono “risorti”, richiamati, oltre la nostra fragile e terrena, alla Vita nel Signore.
Quella Vita anche noi aspettiamo dalla pienezza dell’amore del Padre: pure noi con i nostri cari saremo nella “candida rosa” dei santi.
Don Giovanni Milani

