DON GIOVANNI MEDITA NELLA DOMENICA DELL’INCARNAZIONE

Conosciamo bene il brano che ci consegna la liturgia in questa ultima domenica di Avvento, è quello dell’annunciazione, come siamo soliti chiamarlo, cioè dell’incontro tra la grandezza immensa di Dio e Maria, donna umile e serva del Signore, per attuare il grandioso disegno – impensabile per l’umanità – che Dio si possa fare uomo. 

Nel concilio di Efeso si definì Maria madre, non solo dell’uomo Gesù, ma di Dio stesso, infatti l’uomo-Dio Gesù è un’unica persona eterna nella divinità e nata nel tempo dalla Vergine Maria quanto all’umano. 

Già negli anni immediatamente seguenti il concilio si cominciò a celebrare questa festa, al tempo, unica celebrazione in onore della Madonn; ne considera infatti il primo e più grande dono, quello di Madre di Dio. 

Ora la celebriamo come solennità del Signore perché al centro vi è proprio lui, il Signore Gesù che è Dio e uomo, come diciamo costantemente nella professione di fede: “Per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. 

Ci è proposta questa narrazione evangelica proprio a ridosso del Natale, quasi a sua introduzione, perché la nostra antica liturgia conserva questa festa della Divina Maternità di Maria, nella sua collocazione più originaria e naturale, proprio ad introdurre il grande dono e mistero della nascita del Salvatore. Solo meno di due settimane fa, nella solennità dell’Immacolata concezione di Maria, ne leggevamo l’incipit che invitava, non solo la Vergine ma noi tutti alla gioia, che certo vogliamo esprimere anche in questa festa per i grandi misteri cui ci introduce, ma la nostra attenzione la vogliamo anche attivare per il dialogo tra Maria e l’angelo che ci fa nota, da un canto la verginità della Madre di Dio, dunque il suo dono peculiare, dall’altro la grandezza dell’Atteso. 

Dice l’angelo: “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo Padre”. Qui è sottolineato l’adempiersi della lunga attesa della fede ebraica. Poi ancora notiamo la solennità dell’annuncio seguente dove troviamo richiamo alla grandezza trinitaria di Dio: “Lo Spirito santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra (l’antica ( )שְׁכִינָהshekhinah, presenza/gloria di Dio). Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”. 

È davvero confortante che il mistero dell’incarnazione ci sia offerto in riflessione unito a quello di Maria, anzi quasi donatoci da lei; la nostra liturgia, almeno di fatto, celebra questa solennità del Signore, tutta così mariana, tra le “Ferie dell’Accolto” (De exceptato). È Gesù l’accolto, per la liturgia la commemorazione è dell’accolto “nel seno di Maria”, ma per tutti noi non può essere che nel desiderio ardente dei cuori ad implorare salvezza.

 

Don Giovanni Milani