In questa prima delle quattro domeniche dopo la dedicazione del duomo, la nostra diocesi celebra la “Giornata Missionaria Mondiale” che non ha potuto essere vissuta universalmente la scorsa settimana, appunto per la nostra dedicazione.
Il testo biblico, se appare materialmente esiguo, è però da leggere nell’intensità di richiamo di questi ultimi versetti che chiudono il primo vangelo.
Ormai la comunità ci è presentata nei soli “undici discepoli” (Matteo usa solamente qui il termine di undici) dunque ridotta e fragile ma obbediente all’invito, che aveva fatto loro il Risorto attraverso le donne, di recarsi “in Galilea”.
È un gruppo debole e smarrito (quanto simile a noi, specie in questo tempo turbato) che si prostra al Signore che si “avvicina” loro (tipicamente, in Matteo: è sempre lui a farlo) ma nell’incertezza interiore (ἐδίστασαν dubitavano: la stessa esitazione di Pietro a camminare sulle acque).
A questi, incerti e un po’ smarriti, Gesù ricorda che proprio per il suo sacrificio di croce gli “è stato dato potere in cielo e sulla terra” e – affidando quello stesso vigore – dà loro comando e invio a tutti gli uomini (la traduzione liturgica è a “tutti i popoli”, pur se, a rigore, con ἔθνη si intendano i pagani) perché vengano battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”. È da notare la formula trinitaria dove unico è il nome per la Trinità intera. Sì che – gli undici tanto deboli ed insicuri – diventino maestri per insegnare l’osservanza di tutto ciò che loro stessi hanno ricevuto in comandato dal Signore Gesù.
Il Signore è ormai assente fisicamente, pure la sua invisibile presenza si fa accanto, compagna alla debolezza dei suoi discepoli (della Chiesa e di noi stessi) con la certezza della sua affermazione: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (τοῦ αἰῶνος si potrebbe tradurre “del tempo”, è per l’eone presente, la nostra condizione fragile di vita).
Gesù è l’Emmanuele (il Dio con noi, come l’angelo richiamava nell’annuncio a Giuseppe della profezia di Isaia) e tale rimane per noi e la sua Chiesa in ogni tempo, dando ai discepoli mandato di annuncio di quanto ha loro insegnato.
Il mandato missionario non è solamente nell’organizzazione ecclesiastica della “Giornata Missionaria Mondiale”, propriamente è il cuore del messaggio del Signore Gesù attraverso la parola, soprattutto il suo sacrificio di croce e la potenza di vita della sua risurrezione, è l’annuncio dell’amore di Dio che diviene mandato – invito e comando – per ogni discepolo, per ogni cristiano, per ciascuno di noi.
Don Giovanni Milani

