I due piccoli brani che costituiscono la lettura evangelica di oggi sono tolti da quel testo solenne che è premessa e annuncio del quarto vangelo, si pensa fosse un inno in uso nelle Chiese di Giovanni che l’evangelista abbia adattato a introdurre i grandi temi della sua opera. Dopo l’annuncio del principio – fondamento e inizio – d’ogni cosa nel Verbo / Parola (che è soggetto personale, non solo il dire creatore di Dio: Dio stesso) la prima parte del nostro brano evangelico ci presenta Giovanni.
Anche già nell’Avvento se abbiamo trovato questa grande figura persino esaltata dallo stesso Gesù, questo testo poetico ce lo dona in un modo del tutto particolare che interpreta la sua figura profetica da leggere bene già dalla prima parola: Ἐγένετο ἄνθρωπος…. Il testo liturgico ci dice: “Venne un uomo mandata da Dio”, propriamente sarebbe da leggere: avvenne, accadde, a dire, non un avvenimento, semplicemente un capitare, ma evento della salvezza divina, non un puro fatto di battito umano; subito infatti è sottolineato: “mandato da Dio”, e anche il nome: Giovanni, è espressione significativa di quell’invio felice: grazia, dono di Dio, ne è il senso.
Ci è insistentemente e poeticamente sottolineato contro i primi versetti, non sia lui la luce (precisata nei seguenti omessi) ma “testimone, per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui”.
Qui, Giovanni – nel testo evangelico e più in quello liturgico – ci è presentato non solamente, come già nelle domeniche precedenti, nella sua testimonianza storica, ma nel significato più alto di riassumere tutta l’attesa dell’Antico Testamento, senza il quale non è possibile conoscere e riconoscere in Gesù, l’Unto, il Consacrato di Dio.
Giovanni è il profeta che reca il dono e la ricchezza di tutta l’Alleanza antica e la profezia d’Israele.
Nel resto a seguito del nostro testo liturgico vi è invece l’oggetto della testimonianza del precursore. Se “la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la Verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.
Giovanni fa profezia che supera Mosè, allora la meditazione dell’inno del prologo ci rivela l’incredibile dono, la rivelazione di Dio: “il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che ce lo ha rivelato”.
Rivelazione non di pura notizia, informazione o insegnamento, ma addirittura è presenza di Dio tra gli uomini: il Verbo di Dio non rimane unicamente parola divina, potente creatrice, ma prende corpo di uomo, entra nella nostra esperienza e noi lo accogliamo celebrando il Natale.
Don Giovanni MIlani

