DON GIOVANNI MEDITA NELLA SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

Dopo l’introduzione dei vangeli dell’infanzia – con la nostra lettura – Luca si accinge ad annuncio ben circostanziato nella storia ma, a osservare meglio, ne rovescia i canoni più tradizionali: focalizza infatti l’attenzione sulla “parola di Dio” che “venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”.È nel deserto – luogo eletto dell’incontro tra Dio ed Israele – che Giovanni, l’ultimo dei profeti di stirpe sacerdotale (“figlio di Zaccaria”) svolge la sua predicazione di conversione. Ancora è significativo il suo percorrere“tutta la regione del Giordano”, la porta della Terra promessa, quasi già a significare l’annuncio previo di penitenza rispetto a quello pieno di salvezza che sarà del Signore Gesù.Giovanni “grida nel deserto” l’imminente venuta del Messia con un imperioso richiamo a riformare radicalmente la propria vita nella penitenza.

Predica un“battesimo di conversione per il perdono dei peccati” sottolineandone con forza il significato. (Ricordiamo che quell’immersione era fortemente significativa di radicale cambio di vita, come quando lo schiavo si emancipava e, dalla condizione di sottomissione, passava alla piena libertà sociale).Il richiamo della citazione di Isaia è ben significativo del lavorio interiore per l’incontro con Dio con il raddrizzare distorsioni, colmare situazioni impervie a far strada piana e agevole nel cuore secondo la voce forte del Precursore.Ma “le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?»”. La risposta di Giovanni non era per gesti straordinari, si volgeva piuttosto ad una quotidianità che desse senso di concretezza al battesimo ricevuto, tanto da poter rivolgersi a ogni categoria sociale con invito a praticare il proprio ordinario secondo dinamismo interiore nuovo attento a leggere la propria condizione verso il prossimo: è la pratica della carità che trasforma.

Persino i pubblicani, che gli Ebrei tenevano per peccatori,non sono esortati a cambiare mestiere ma a praticare la giustizia.La predicazione di Giovanni lo faceva autorevole sino a suggerire la domanda “se non fosse lui il Cristo”; con decisione risponde con la distante efficacia delle pratiche battesimali: la sua è simbolica, “con acqua”, mentre il battesimo del Cristo sarà “in Spirito santo e fuoco” perché è tanto grande che lo stesso Giovanni non si senta degno nemmeno di prestargli servizio servile.L’esortazione di Giovanni a praticare il quotidiano, non in gesti straordinari, ma nella attenzione alla carità, possa guidare il nostro concreto cammino al Signore.

 

Don Giovanni Milani