È una festa grande l’Epifania del Signore che oggi la Chiesa celebra con particolare solennità liturgica. Giusta la parola che la designa, vuole significare la manifestazione del Signore Gesù al mondo.
Se in questo giorno il brano del vangelo che ci è offerto ci parla più specificamente della manifestazione ai Magi (ricordiamo: nella tradizione più consacrata sono richiamo alle “genti”, all’universalità dell’umano) sì che, già a loro, si mostri epifania di vastità universale, la liturgia però, anche nell’inno proprio, richiama le altre grandi e simboliche manifestazioni del Signore Gesù: nello Spirito e nella voce del Padre al Battesimo del Giordano; con il simbolo glorioso e potente di Cana di Galilea dell’acqua mutata in vino e ancora con l’anticipo eucaristico della moltiplicazione dei pani per i cinquemila nel deserto. Celebrazioni che rivivremo nelle domeniche a seguire la solennità odierna.
Il racconto del primo vangelo ci porta all’infanzia del Signore ed è segnato dalla
stella guida dei Magi certo luce simbolica anche per noi a trovare Gesù.
È interessante leggere come la gelosia di Erode individui subito “Colui che è nato, il re dei Giudei” nel Cristo; come pure la sapienza di “tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi
del popolo”, con sicurezza basata sulle Scritture, ne sappiano dare indicazione, benché non se ne sentano sollecitati a condivisione di ricerca.
Solo Erode presta tristemente fede alla ricerca dei Magi sentendone minaccia,
mentre capi e scribi, pur fondando persino il loro prestigio nella conoscenza delle Scritture, rimangono indifferenti ai segni dichiarati dai Magi. La descrizione di Luca ci dà un clima preoccupante di interessi nefasti da un lato e d’indifferenza dall’altro, forse anche a sollecitare in noi un attento riflettere, un saper vegliare il mistero.
Ai Magi è ridata la luce della stella che orienta alla “luce vera, quella che illumina
ogni uomo” (come ci ha detto Giovanni) per giungere a Gesù, a lui offrono doni.
Ci è facile riconoscere in quegli omaggi, simboli significativi per il nostro credere nel Signore: nell’oro il re (che se i Magi cercavano nel lungo viaggio dall’oriente come dei
Giudei, per noi è universale); nell’incenso, con gli stessi Magi, onoriamo il Figlio di Dio, Dio stesso; e nella mirra riconosciamo nell’unica persona di Gesù, non solamente il divino, ma la fragilità umana che assaporerà la morte come ogni figlio d’Adamo, per lui sarà immolazione d’amore per gli uomini tutti da elevare con sé al divino.
L’Epifania del Signore ci parla di itinerari, lunghe ricerche dei Magi, svolte in tempi non certo brevi (come pretenderebbe la Legenda aurea di soli tredici giorni) se Erode
volle accanirsi sui piccoli “da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dal Magi”; certo è tutto da rileggere in ricerca interiore: c’è la stella luminosa che ci guida, la Parola di Dio, ma necessita della ricerca paziente nella fede perché ci possa essere donato incontro pieno con la luce vera che è il Signore.
Don Giovanni Milani

