DON GIOVANNI: PRIMA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

Questi pochi versetti, non sono come quelli che siam soliti leggere di racconto compiuto nei vangeli; si tratta di un testo redazionale che conclude l’introduzione al vangelo di Matteo con il passaggio dal precursore Giovanni Battista al Signore Gesù. 

Sono però preziosi a farci intendere assai del messaggio di Gesù specificamente secondo Matteo: Gesù è l’attuazione dell’antica promessa di Dio che costituisce il Primo Testamento e dietro ogni narrazione evangelica ci è presentato questo compimento. 

Gesù ha notizia di Giovanni che “era stato arrestato” (παρεδόθη potrebbe essere reso con: era stato consegnato e pure, era stato tradito), notiamo che la stessa espressione sarà usata anche per lo stesso Signore Gesù. 

Ci accorgiamo allora che già dall’inizio il ministero del Signore Gesù ci è sottilmente presentato nel segno cupo della persecuzione e pure nel distacco: dal riferimento a Giovanni e anche da Nazaret verso “Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali”, per un disegno preciso tracciato da Dio, con la voce profetica di Isaia. 

Gesù, ci è detto: “si ritirò nella Galilea”. Non inizia dunque il ministero nella Giudea, terra di Davide e del tempio, alto centro religioso; lascia, in adempimento simbolico e profetico – come legge Matteo – anche la sua Nazaret. 

Con Gesù si compie promessa antica – tanto spesso, oltre una decina di volte – ce lo ricorda il primo vangelo, con la ripetuta espressione del “compiersi” della Scrittura; l’insistenza è di Matteo che, come sappiamo, si rivolge più specificamente ai cristiani di origine ebraica. 

Isaia profetava la liberazione dall’Assiro oppressore: la luce del Salvatore è ben più alta dell’antico affrancamento politico. 

“Galilea delle genti” è espressione dell’antico profeta che richiama il fatto che in quella terra convivessero popolazioni diverse (l’espressione “delle genti”, τῶν ἐθνῶν è anche riferimento preciso ai pagani nella contrapposizione tra “le genti” e “il popolo” d’Israele). 

Cafarnao infatti era, anche ai tempi di Gesù, terra di confine e di scambi; dunque di popolazione di diversa civiltà e religione: la scelta del Signore Gesù diviene anche significativa di un messaggio – certamente radicato nella tradizione e nella fede del popolo eletto – ma che si volge ad ampiezza diversa: ha vastità universale. 

Gesù inizia il suo ministero più che con la predicazione, come rende la traduzione liturgica di quel κηρύσσειν, con una proclamazione: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”, benché sia la stessa del Battista, qui ha nuovo vigore: il regno dei cieli si è avvicinato – questa la proclamazione – ma ha bisogno di impegno, di un cambiamento di mentalità per poterlo attingere.

 

Don Giovanni Milani