DON MARCO BASSANI
DAL 1° MARZO A LAORCA
PER LA PASTORALE
LECCHESE DEI MIGRANTI

LECCO – Arriverà a Laorca di Lecco don Marco Bassani sacerdote di 58 anni e prete dal 1991 proveniente dalla Comunità Pastorale di Dervio-Valvarrone dove da maggio 2017 ha vissuto a Corenno  svolgendo incarichi pastorali. In queste località è stato responsabile della Caritas decanale e della Pastorale dei migranti della Zona 3 della Diocesi di Milano, attività che proseguirà anche dall’antico rione lecchese.

Don Marco Bassani 

Originario di Villa Vergano, in provincia di Lecco, viene ordinato sacerdote nel 1991 dall’allora Arcivescovo Carlo Maria Martini. Impegnato per 11 anni nel servizio pastorale in diocesi, di cui quattro a Olgiate Olona e il resto nella parrocchia di S. Antonio M. Zaccaria di Milano.

Nel marzo 2002 viene inviato come Fidei Dorum in Brasile nello stato del Maranhao. Per 7 anni e mezzo ha seguito due parrocchie a Dom Pedro ricoprendo inoltre a livello diocesano l’incarico di responsabile delle pastorali sociali. Successivamente ha operato ad Alto Brasil, nella diocesi di Grajaù, dove ha seguito tre parrocchie in qualità di parroco. Ha avuto responsabilità delle pastorali sociali della CPT (commissione pastorale della terra), e coordinatore diocesano di tutte le Pastorali.

Dal mese di maggio del 2017 Don Marco si trova in Italia. Inizialmente avrebbe dovuto vivere un semestre sabbatico di aggiornamento, nell’attesa che il nuovo Vescovo di Grajaù decidesse circa il suo servizio pastorale in quelle terre. Purtroppo, trame oscure ordite durante la sua permanenza in Italia hanno impedito il suo ritorno in Brasile.

Ad accoglierlo la lettera aperta a don Marco Bassani e alla Comunità lecchese da parte di don Mario Proserpiopadre Angelo Cupinidon Flavio Colombo e padre Elia Panizza.

Ecco il testo integrale:

“Caro don Marco, benvenuto nella comunità lecchese. Questa città ti ha accompagnato nel tempo degli studi, poi c’è stato il tuo servizio missionario in Brasile, ora diventi un suo abitante, residente a Laorca con un incarico pastorale per la città/territorio. E’ su questa seconda indicazione che vogliamo esprimere a te e al territorio la nostra gioia e dirti la nostra vicinanza. L’incarico pastorale che ti è stato affidato è quello di coinvolgere il territorio nell’accompagnamento del mondo dei migranti. E’ decisamente centrato il fatto di riconoscere il bisogno di una figura che metta sulle sue spalle questo compito. Avevamo l’impressione di un riserbo o di una paura nella quale, ci sembra, viva questa città sia in ordine socio-politico che religioso: dichiarare che è vitale e prendere parola sull’accoglienza dignitosa di donne e uomini di altri Paesi, capire che è un’occasione storica ed unica per rigenerare energie umane (la nostra città/territorio è sempre più sottoposta all’usura del tempo: invecchiamento e meno nascite). Allo stesso tempo prendere coscienza della trasformazione alla quale siamo sottoposti. Non siamo nuovi a questo fenomeno. Siamo già alle seconde/terze generazioni ma ci sembra di essere ancora in una fase non di riconoscimento e di parola libera e generatrice.Noi che firmiamo questa lettera continuiamo da anni a tessere nel quotidiano una prossimità con queste persone, interrogandoci sul loro futuro; tentando di tradurre il verbo “fermentarsi” con il quale il vescovo Martini ci aveva proposto il metodo e lo sguardo politico e religioso di come affrontare questo tempo e questa situazione.

Ora anche la chiesa che è a Lecco dice ad alta voce questa centralità indicando e destinando un suo figlio alla cura pastorale di queste persone. Ci auguriamo che la capacità di accoglienza offerta sempre dalla città/territorio si coniughi con la presa di coscienza della trasformazione in atto del territorio.

Questo ci metterà tutti in una condizione di rigenerazione del tessuto abitativo, del lavoro, della sapienza di vita che la religione ha donato ai singoli residenti. Dobbiamo continuare ad aprire spazi di scoperta e di dialogo. Ci sta a cuore l’investimento di energie per i giovani ai quali dedichiamo, nel piccolo di ognuno di noi, le energie e la passione.

Dobbiamo crescere come cittadini che hanno alle spalle tradizioni diverse e abbiamo il compito di inventare un futuro per il bene di ognuno e della collettività. Leggiamo nella tua venuta a Lecco questa intenzione della tradizione ambrosiana: scommettere sulla vita delle persone cominciando dalle più fragili.

Invitiamo la gente del quartiere dove tu andrai ad abitare a continuare ad esprimere cordialità e vicinanza.
L’invito è rivolto a tutta la città/territorio, perché sappiamo accogliere il nuovo. Noi certamente ci sentiamo confortati da questa scelta ecclesiale che dice contenuto e metodo di servizio.

Ripetiamo a te e a noi e alla città l’invito di papa Francesco per questo tempo: interrogare “colui che porta la brocca” perché ci indichi la sala dove celebrare la pasqua della vita. Buona strada”.

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