DOPO CHIUSO/LA TESTIMONIANZA:
“IO, MAMMA DISPERATA
SONO STATA AIUTATA DA LECCO”

donna disperataLECCO – Insondabili i pensieri di Edlina Copa prima del raptus che l’ha portata a togliere la vita alle sue tre figlie. Solo lei (e forse nemmeno lei) potrà dire o dirsi cosa sia successo.
Senza pretese di spiegare un caso troppo personale e drammatico, sottoponiamo alla vostra attenzione la lettera giunta alla nostra redazione, firmata da una madre di due figli che si è trovata in una situazione in qualche modo simile a quella della 37enne di Chiuso.

Eccone il testo:
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Il mio angelo si chiama padre Saverio. Frate e parroco della parrocchia di viale Turati.
Mi ha ascoltato con attenzione e si è preso cura di me.

Non tutti lo fanno, prendersi cura veramente delle persone, che siano sacerdoti o no. Quello è stato forse per me il momento di massina disperazione. Il marito con cui era da tempo in atto una separazione consensuale era andato via da ormai più di un anno e a fronte di una situazione più “serena” dal punto di vista psicologico era subentrata una condizione di vera indigenza. Mi avevano tagliato il gas e non sapevo come cucinare, anche la luce di lì a pochi giorni me la avrebbero tagliata, come era già successo poco tempo prima. I soldi per mangiare si contavano in pochi euro, i soldi per la benzina non c’erano perché confluivano direttamente nella spesa cibo.

I miei ragazzi sentivano la ristrettezza del clima, l’atmosfera pesante di una mamma che faceva i salti mortali per mettere insieme il pranzo con la cena, come si dice. Mio figlio maggiore andava male e poco a scuola, mia figlia faceva finta di niente ma accusava il colpo in silenzio. L’aiuto è arrivato dalla chiesa e da pochissimi amici, nonstante io non sia nativa di Lecco, e io non sono praticante: padre Saverio mi ha dato i 400 euro che mi sarebbero serviti per ripianare le bollette, don Giuseppe di Pescarenico mi ha trovato un lavoretto da domestica di qualche ora.

Conosco la disperazione, quella che non è per te ma per i tuoi figli, quella che ti fa dire: ma loro cosa hanno fatto di male? Conosco la sensazione di essere dentro un tunnel nel quale non si vede uno spiraglio. So quanto ci si senta morti dentro, quanto si vada avanti per inerzia, non giorno per giorno, ma ora per ora, sperando che chissà da dove cadano soldi dal cielo. Pochi, quelli che ti servono per mangiare. Conosco anche lo sguardo dei miei figli quando ho detto loro che sarei andata a fare le ore, i mestieri in casa di una persona. E non perché sia deplorevole o poco dignitoso, ma perché la loro mamma l’hanno sempre vista lavorare in altri ambiti.

Nonostante disperata non ho mai pensato a gesti disperati. Ma pensavo che mi sarebbe piaciuto sparire, forse sparire era la stessa cosa di morire, solo che io davo al verbo questa accezione metaforica, meno cruda, magari anche più ipocrita.

Alcune verità ai miei figli le ho nascoste: tutta quella spesa proveniente chissà da dove e contenuta negli scatoloni. Sì ragazzi, dicevo, gli scatoloni sono per avere meno buste da portare. Ma gli scatoloni erano della Caritas, anzi della San Vincenzo che opera in quella zona. Il lavoro che da sempre mi aveva permesso di andare al supermercato e comprare alimenti base (mai stata una che rincorreva il lusso) scarseggiava, stretta nella morsa di scelte scellerate da parte dei vertici del mio settore.

In tutto questo marasma in cui vivevo e in cui di fatto ho costretto i miei figli a vivere mio malgrado, l’assenza di un padre, indisponibile a fornirmi una stampella quantomeno nella gestione della difficile situazione scolastica, anche se di fatto qualche soldo arrivava da lui ho chiesto aiuto anche a chi poteva, politici ad alto livello cui ero stata vicino per motivi di lavoro. Un simpatico elemento proveniente dal Centro mi aveva fatto notare che quotidianamente si perdono posti di lavoro sul territorio. Un’altra simpatica signora, politica anch’essa ad alti livelli che ben tiene alto il vessillo delle donne e dei loro diritti, mi ha ignorata.

Io ho avuto la fortuna di trovare qualcuno che in un modo o nell’altro e soprattutto nei limiti delle proprie possibilità, mi ha aiutato. Io ho dato a un certo punto un colpo di coda e ho scelto di cambiare vita, luogo, casa. Ma ho potuto farlo. Io sono stata fortunata. Non tutti lo sono. Io non sono stata più brava, la vita mi ha portato a trovare, spinta dalla disperazion,e un’altra porta da aprire.

Non tutti hanno una porta da aprire e quando altre donne sentono quella devastante volontà di volere sparire magari poi la traducono anche in pratica.

Non giudico, non giustifico, non colpevolizzo. Dico che bisogna passare nelle situazioni, dico che quando si tocca il fondo si pensa ai propri figli e non sempre, per fortuna solo occasionalmente, si pensa loro in maniera così drammatica.

Maria

 

 

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