DOPO IL VOTO/A CENTRODESTRA
ESPLODONO LE POLEMICHE
MA C’È CHI DIFENDE CIRESA

LECCO – Quasi una giornata intera all’insegna dell’autocoscienza (condita però anche da qualche imprecazione) nel fronte degli sconfitti al ballottaggio. Un centrodestra che recrimina ma che prevalentemente va alla caccia di uno o più motivi per quei 31 fatidici voti che hanno cancellato il “sogno” di riprendersi la città, dopo 10 anni di non entusiasmanti giunte Brivio.

Pensavano di avercela fatta, dopo lo “strano” primo turno settembrino, quando erano arrivati a un soffio dalla vittoria. Sapevano, da quello stesso giorno, che sarebbe stata dura, durissima. Perché è una regola: chi parte davanti, al ballottaggio quasi sempre perde.

E infatti.

Adesso è l’ora delle riflessioni, per qualcuno anche dell’incazzatura – che spesso sfocia nella critica pesante, nella ricerca del/dei colpevole/i. Anche, se non soprattutto, all’interno del proprio fronte.

I temi etici non vanno affrontati, la religione non va usata come bandiera, solo dei miei amici abbiamo perso almeno 50 voti al secondo turno“.
Se Ciresa non avesse fatto l’uscita su aborto e divorzio avremmo vinto di qualche centinaio di voti“. Questo lo dicono dentro al centro destra lecchese, personaggi di livello oltretutto.

E ancora: “Se non avessero dato lo spazio a Gianola (Dionigi, ndr), Peppino non avrebbe detto quello che ha detto. Se non ci fosse stato Zamperini, non sarebbe andato alla manifestazioni degli integralisti cattolici…“.

Ma non manca chi, conoscendo bene personaggi e storie di questa campagna elettorale, difende proprio il candidato perdente. Dice Antonio Pasquini che “attorno a Peppino c’è stata la stima tangibile e il sostegno di molte persone, questi giorni lo hanno dimostrato, chi c’era lo ha potuto toccare con mano, ecco questa penso sia una vittoria umana e personale che non ha prezzo, e che auguro a molti di poter avere a 73 anni. Perdere per 31 schede in una città con circa 38.000 elettori ha dell’assurdo, soprattutto dopo avere ottenuto al primo turno circa 1.800 voti in più rispetto al vincitore odierno. La sconfitta penso però dica molto poco di queste impegnative settimane di campagna elettorale affrontate da Peppino Ciresa con grande umiltà ed entusiasmo, giocate a viso aperto e con la consapevolezza dell’arduo compito che spetterà al nuovo sindaco”.

Il che non cancella amarezza e polemiche. Sempre a centro destra c’è chi dice chiaramente come, specie a pochi giorni dal ballottaggio “non si doveva dare spazio in modo così evidente a Gigi Gianola” (ancora…).

E poi non mancano storie personali all’insegna della rottura tra amici, parenti e colleghi, e infine pure chi litiga sulla parola “badanti“: concetto che girava nel centro sinistra per irridere ancora una volta lo stesso Ciresa, quando in 5 ‘big’ – da Nava e Piazza in giù – si sono affrettati a supportarlo nelle ultime due settimane decisive.

Ora però la questione viene cavalcata anche nello stesso ambiente degli sconfitti, e quella brutta parola “badanti“, quasi come se Peppino fosse non autosufficiente, viene scagliata contro alcuni presunti co-protagonisti della batosta di ieri.

E così, salta fuori la frase chiave che in poche parole liquida il tutto e forse non si può contraddire: “La verità è che chi si doveva candidare per noi non lo ha fatto“.

A firma di sconfitti amareggiati.

Il tutto, c’è da giurarci, non finisce qui. L’ora della “resa dei conti” non è ancora arrivata ma già durante la campagna elettorale serpeggiava il malcontento verso una delle ‘anime’ della coalizione che alla fine ha perso. Accusata senza tanti giri di parole di aver fatto zero, pensando di poter dire alla fine “Merito nostro” in caso di vittoria e “Colpa loro…” nell’eventualità peggiore.

L’anima in questione ha perso molto, in Lombardia e non solo, nelle ultime tornate alle urne.

E non è difficile capire di chi si parli.

 ElleCiEnne

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