ECOBALLE/QLL: “BONACINA AVEVA UN UOMO DI FIDUCIA IN SILEA”.
I COMUNI SI SBRIGHINO A CHIARIRE

rifiuti silea fatto quotidianoOltre alle 826 tonnellate del 2015, anche nel 2016 la società B&B Srl dell’imprenditore lecchese Paolo Bonacina -finito al centro dell’inchiesta bresciana sul presunto traffico illecito di rifiuti tra Campania e Nord Italia– ha conferito al forno inceneritore di Valmadrera altre 178,05 tonnellate di rifiuti classificati come CER191212 (“Altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti”).

È una quantità modesta -come giustamente segnala il presidente della società che gestisce l’inceneritore della provincia di Lecco, Silea Spa-, ma è comunque necessario e urgente fare gli opportuni accertamenti sul trattamento che è stato effettuato. Il motivo, ancora una volta, è contenuto nelle carte dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Brescia e del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Milano.

Gli inquirenti indagano sul modus operandi di Bonacina. Secondo l’accusa, pur di non intaccare il “profitto d’impresa programmato”, l’imprenditore domiciliato a Mandello del Lario, una volta ricevuti i rifiuti dagli Stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti (STIR) della Campania, non li avrebbe sottoposti “alle necessarie attività di recupero”.

Dunque? “Il costo di lavorazione è il dato discriminante su cui si basa la decisione di sottoporre o meno i rifiuti a recupero e su cui si fondano tutte le scelte di Bonacina -si legge nell’ordinanza del Gip del marzo scorso-: come più volte ribadito dall’imprenditore tali oneri andavano ad incidere per circa il 20% sui costi aziendali e sul profitto d’impresa, risultando un dato variabile rispetto alla qualità del rifiuto. L’incapacità tecnologica degli impianti nella gestione degli ingenti flussi in entrata indotti dalle gare aggiudicate […] portava Bonacina a tentare di trattare i rifiuti “migliori” sotto il profilo chimico/merceologico (per la produzione di un combustibile – CDR) in quanto “più redditizi” (ovvero ricevuti in impianto a cifre più consistenti)”.

E in questo contesto spunta ancora il forno di Valmadrera, con il quale operava la società di Bonacina, con sede a Torre Pallavicina (Bergamo). È il 18 giugno 2015 e gli impianti di Bonacina, come si legge nelle carte dell’inchiesta, “si trovavano ancora in situazione emergenziale”.

silea-forno inceneritore

L’imprenditore chiama quello che viene definito dagli inquirenti “il suo uomo di fiducia“, “addetto al termovalorizzatore Silea Spa”.

“Io ho bisogno di fare 2 o 3 viaggi da Torre Pallavicina (sede della B&B Srl, ndr)! settimana prossima…” -avrebbe detto Bonacina all’addetto-. “Il problema è che noi abbiamo l’analisi! il laboratorio non è accreditato!..”.

L’interlocutore che lavora nella società ribatte: “Eh! Cazzo mi serve però! Quella roba li mi serve! sono obbligato! Si ce l’ho nell’AIA (l’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto, ndr), ce l’ho in AIA quella roba lì! Ma quanto ce ne hai là? Ma tu la stai facendo?”.

Bonacina replica, assicurando che “più avanti”, “fine settimana prossima”, l’avrebbero fatta quell’analisi merceologica richiesta: “Perché il laboratorio che abbiamo noi non è accreditato”. “Ma tanto li avevamo già fatti! Non riesci? A buttarmene dentro un paio?“.

Il commento degli inquirenti sul comportamento dell'”addetto” è lapidario: “Nonostante si trovasse nell’impossibilità ad accettare i rifiuti per via della prescrizioni in autorizzazione, alla fine gli accordava i conferimenti“. Che sarebbero avvenuti il 23 e 25 giugno 2015.

Come abbiamo già ribadito, le valutazioni penali e tanto meno la formulazione di capi d’accusa non sono materia di nostra competenza. Anzi, siamo certi che la condotta del presunto “uomo di fiducia” di Bonacina sia stata indiscutibile. Ma ora più che mai la dirigenza di Silea Spa e i soci della società -i Comuni- devono urgentemente affrontare la realtà. Armati di chiarezza e responsabilità.

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