EDITORIALE. QUELLA LEGA
CHE A LECCO FA ANCORA FLOP
CIRESA ‘BLOCCATO’, E SALVINI
S’INCAZZA DI BRUTTO…

LECCO – Si trovano nel tardo pomeriggio, con le facce apparentemente sorridenti e tutti più o meno soddisfatti (più o meno, e più o meno tutti). Ma in realtà a centro destra c’è ben poco da stare allegri.

Erano convinti di passare al primo turno, di riconquistare la città dopo 10 anni di Brivio e invece un po’ come il Barcellona 2010 contro l’Inter la “remuntada è fallita – almeno per ora. Diversamente da quella epica sfida di Champions stavolta si va ai supplementari, in forma di ballottaggio, ma lo spogliatoio è turbato. Anzi, volano coltelli malgrado gli apparenti sorrisi di cui sopra.

Aiutano le mascherine, che coprono in parte la bocca storta di alcuni dei protagonisti.

Tutti hanno preso tanti voti, più del previsto e con alcune performance perfino eccezionali. Tutti meno una: la Lega.

Credit matteoderrico.it

Circa tremila crocette sulla lista, ne bastavano il 10% in più per far passare Ciresa al primo turno ma il movimento salviniano ha fatto flop. Suscitando pare la fortissima incazzatura del lìder maximo – costretto a sommare il mezzo passo falso di Lecco allo “smacco vincente” del Veneto, dove la lista di Zaia ha triplicato proprio i voti della Lega.

Urla contro i lecchesi, sembra, nella giornata di martedì quando Salvini ha scoperto non solo che quel candidato che gli era stato presentato da Confcommercio e doveva vincere subito non ce l’aveva fatta, ma soprattutto la circostanza chiave: mancano, sulle rive del Lario, proprio i voti leghisti.

Quelli locali si difendono, parlando di una campagna su temi “non della Lega”. Fatto sta che nella campagna stessa, i padani si son visti ben poco, non si sono spesi (in tutti i sensi) salvo per la presenza in città proprio di Salvini  – seppure quella sera un po’ distratto.

E il risultato non li premia. Anzi.
Quest’anno alle comunali 3.109 voti pari al 13,6%, mentre 5 anni fa ne presero 3.165 sfiorando il 16%. Poca differenza? Mica vero, stavolta hanno partecipato quasi 25mila elettori, 5 anni fa furono meno di 22mila. La Lega è scesa, tanto, e se nel 2015 era la prima forza della coalizione in questo caso ha rischiato di finire terza, facendosi sorpassare dai forzisti di Lecco Merita e quasi scavalcare dalla lista di Ciresa.

Se insomma sono mancate poche schede per evitare uno spinosissimo ballottaggio, è chiaro che si guarda dalle parti di Mauri, Parolari & C. per capire cosa non abbia funzionato.

Se Salvini è furibondo, come dire ne ha ben donde.

E adesso? Daniele Nava ieri ha preso il boccino e – fuori dall’ufficialità – ha richiamato un po’ tutti alle proprie responsabilità. Per evitare un altro bagno di sangue come nel già citato, per altri versi, 2010: “Adesso remiamo tutti nella stessa direzione, oppure…”.

Parole più da ex canoisti come Antonio Rossi, ma chiare. Anche se pronunciate da chi non si è candidato per palazzo Bovara. Qui però il problema, visto da centro destra, non è il nome di chi doveva essere votato ma chi doveva votare Ciresa.

Il 4 e 5 ottobre, se qualcuno non farà uno sforzo ulteriore, non darà un colpo di reni decisivo (per stare nella metafora rematoria), quel quasi 49% del primo turno potrebbe finire in acqua.

E allora i remi li vedremmo usati in modo improprio.

ElleCiEnne

 

 

 

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