INDUSTRIA, UNO SCENARIO
DI GENERALE MIGLIORAMENTO
MA MANCANO MATERIE PRIME

LECCO – Lo scenario generale continua ad evidenziare un miglioramento degli indicatori, sia sul versante domestico sia per l’export. Positive anche le previsioni per le prossime settimane e tenuta sul fronte dell’occupazione. Permangono le serie criticità sulle materie prime che non si limitano all’impennata dei prezzi, ma si manifestano nell’estensione dei tempi di consegna, nella diminuzione delle quantità effettivamente approvvigionate e, in casi più limitati, nel peggioramento della qualità, con un grave impatto sull’attività delle imprese.

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido sul mese di settembre, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano un quadro in generale miglioramento rispetto ai livelli di luglio. Gli indicatori di domanda, produzione e fatturato risultano caratterizzati da una prevalenza di indicazioni di aumento rispetto a quelle di diminuzione.

Gli ordini crescono per oltre due realtà su cinque (41,1%) a livello nazionale e in oltre un caso su tre (36,9%) per quanto riguarda le esportazioni, mentre sono rispettivamente pari al 18,4% e al 15,4% le quote di aziende che segnalano un rallentamento.
L’attività produttiva mostra evoluzioni coerenti con quanto esaminato per la domanda, accelerando per quasi quattro realtà su dieci (38%).
Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione si attesta a quota 77,4%, in crescita di oltre sette punti percentuali rispetto a quanto esaminato nell’ambito della precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale rapido (69,9% a marzo).
Il fatturato risulta in aumento per due realtà su cinque (40,9%) a livello italiano e per oltre tre imprese su dieci (30,9%) sui mercati oltre confine.

Le aspettative per le prossime settimane sono principalmente orientate alla stabilità, indicata dal 57,6% del campione; in caso di variazione prevalgono però le segnalazioni di ulteriore crescita (31%) rispetto a quelle di decelerazione (11,4%).

Tre realtà dei tre territori su dieci (30,1%) continuano a segnalare problematiche inerenti le situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamenti da parte dei clienti, mentre per un terzo del campione (32,7%) le criticità riguardano la visibilità del portafoglio ordini, che è sufficiente a pianificare l’attività per un periodo di poche settimane.
La nota dolente continua ad essere rappresentata dalla questione “materie prime” che, a causa degli shock legati all’aumento delle quotazioni, scarsa disponibilità e allungamento dei tempi di consegna, hanno determinato seri impatti sui costi di produzione ed hanno costretto quasi il 90% delle imprese a ridurre i propri margini.

I giudizi sull’occupazione delineano uno scenario di diffusa stabilità, così come confermato da oltre sette realtà su dieci (72%). In caso di variazione, risultano prevalenti le indicazioni di incremento dei livelli rispetto a quelle di diminuzione.
Le previsioni per i mesi finali del 2021 confermano sostanzialmente quanto rilevato per settembre.

DOMANDA
Gli ordini delle realtà dei tre territori registrano in settembre una fase di accelerazione che è riscontrabile sia a livello domestico, sia per quanto riguarda l’export.
La domanda interna risulta in crescita per oltre due imprese su cinque (41,1%), è ritenuta stabile per il 40,5% mentre in rallentamento per il 18,4%.
Le esportazioni aumentano per oltre un terzo del campione (36,9%), si mantengono sui livelli di luglio per il 47,7% mentre diminuiscono per il 15,4%.

ATTIVITÀ PRODUTTIVA
L’indicatore associato all’attività produttiva delle imprese di Lecco, Sondrio e Como mostra dinamiche coerenti con quanto esaminato per la domanda, con indicazioni di aumento che risultano più diffuse rispetto a quelle che esprimono, invece, una riduzione. Nel dettaglio, il 46,8% delle aziende segnala livelli produttivi in conservazione rispetto a luglio, il 38% evidenzia un’espansione e il restante 15,2% un rallentamento.
Il tasso di impiego medio degli impianti produttivi si attesta in settembre a quota 77,4%, sostanzialmente in linea con quanto esaminato per il primo semestre dell’anno (79,3%) ma al di sopra di quanto registrato nella precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale rapido (69,9% a marzo 2021).
Sono individuabili alcune differenze all’interno del campione riguardo alla capacità produttiva utilizzata: le realtà al di sopra dei 50 occupati (80,8%) indicano un maggior impiego rispetto alle imprese più piccole (75,2%), mentre, nel caso dei settori merceologici di attività, il tasso cresce via via considerando nell’ordine le produzioni tessili (69,6%), quelle degli altri settori (78%) ed infine quelle metalmeccaniche (81,6%).

FATTURATO
Le vendite lecchesi, sondriesi e comasche evidenziano in settembre evoluzioni in linea con le performance registrate per gli ordini e la produzione e la situazione migliora sia a livello nazionale, sia per quanto riguarda l’estero.
Il fatturato domestico è considerato crescere per il 40,9% del campione, risulta stabile per 31,7% mentre rallenta per il 27,4%.
Le esportazioni invece aumentano per tre realtà su dieci (30,9%), sono stabili per il 45,6% e diminuiscono per il rimanente 23,5%.
Si continuano a rilevare criticità legate all’insolvenza e a ritardi dei pagamenti da parte dei clienti, tali fenomeni hanno interessato, in settembre, circa una realtà su tre (30,1%).

MATERIE PRIME
Le problematiche inerenti all’approvvigionamento delle materie prime, rilevate negli Osservatori congiunturali già a partire dagli ultimi mesi del 2020 e ribadite nel corso della prima metà del 2021, hanno continuano a penalizzare le aziende di Lecco, Sondrio e Como anche a settembre.
Nel corso del mese, infatti, oltre nove realtà su dieci (92,5%) hanno dovuto far fronte ad incrementi dei listini di acquisto delle commodities e gli apprezzamenti registrati hanno determinato un impatto significativo sui costi di produzione per il 94,7% delle imprese.
Tali dinamiche hanno costretto il 12,5% delle imprese ad aumentare i propri prezzi di vendita, circa una realtà su cinque (19,4%) a ridurre i margini di profitto e il 68,1% ad attuare entrambe le azioni.
Oltre all’aumento dei costi le aziende lecchesi, sondriesi e comasche hanno confermato l’esistenza di ulteriori criticità: l’81,9% del campione ha segnalato un’estensione delle tempistiche necessarie ad ottenere le materie prime, il 56,2% ha comunicato una diminuzione delle quantità effettivamente consegnate rispetto a quelle richieste mentre il 12,7% ha registrato un peggioramento della qualità delle forniture ricevute.

RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO E LIQUIDITÀ
Il mese di settembre risulta caratterizzato da un quadro di sostanziale stabilità sul versante dei rapporti tra le imprese dei tre territori e gli Istituti di credito.
Esaminando infatti i pareri qualitativi espressi riguardo l’andamento delle condizioni non si evidenziano variazioni rispetto a luglio per oltre nove realtà su dieci (91,3%), si riscontra un miglioramento per l’1,9% delle aziende e un peggioramento per il rimanente 6,8%.
Con riferimento alla liquidità aziendale, oltre due realtà su cinque (41,5%) indicano un quadro nella norma, il 37,8% segnala soddisfazione mentre il rimanente 20,7% ritiene la propria situazione migliorabile.

OCCUPAZIONE
Il generale miglioramento degli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato sono in parte rilevabili anche sul fronte dell’occupazione delle aziende lecchesi, sondriesi e comasche.
A fianco del prevalente giudizio di stabilità, comunicato da oltre sette realtà su dieci (72%), le indicazioni di aumento (17,7%) dei livelli occupazionali risultano più diffuse rispetto a quelle di contrazione (10,3%).
In settembre circa una realtà su cinque (18,6%) tra quelle aderenti all’Osservatorio ha segnalato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali.
Le previsioni formulate riguardo l’andamento dell’occupazione nei mesi finali dell’anno si mantengono improntate ad una generale stabilità (71,6%); è tuttavia nuovamente riscontrabile una prevalenza di ipotesi di espansione dei livelli (19,1%) rispetto alle attese di diminuzione (9,3%).

LE PREVISIONI
Le previsioni espresse dalle aziende dei tre territori in merito all’evoluzione del business nelle prossime settimane risultano principalmente improntate al mantenimento, così come segnalato da circa tre realtà su cinque (57,6%); in caso di variazione prevale però l’ipotesi di miglioramento (31%) rispetto a quella di peggioramento (11,4%).
Con riferimento all’orizzonte temporale di visibilità sugli ordini, un’impresa su tre (32,7%) comunica portafogli sufficienti a coprire poche settimane di attività, il 45,3% indica un orizzonte temporale di pianificazione di qualche mese mentre il restante 22% livelli di domanda sufficienti per oltre un trimestre.

 

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