ADDIO A IVO MOZZANICA:
MUORE DI CORONAVIRUS
L’ALPINISTA AVVENTUROSO

COMO – È mancato stanotte all’ospedale S. Anna di Como dove era ricoverato per il Sars-Covid2 Ivo Mozzanica, 74 anni, alpinista, guida alpina che amava esplorare la montagna e arrampicava come Emilio Comici.

La malattia che se l’è portato via aveva impedito anche la celebrazione dei 50 anni della spedizione in Kurdistan sui monti della Cappadocia a ridosso del lago Van. Niente eventi in pompa magna, ma Ivo desiderava una semplice festa ai Resinelli con i compagni di allora: i due cugini Peppino e Valerio Ciresa.

Figlio dello scultore Giuseppe Mozzanica, dal padre aveva ereditato l’estro e l’amore per le iniziative originali. Era un abilissimo “apritore” e cercava sempre situazioni inusuali su cui mettersi alla prova, a volte difficilissime come l’invernale della direttissima della Cima grande di Lavaredo, oppure impensate come scalare e aprire vie sulle scogliere nella zona di Santa Teresa di Gallura in Sardegna a strapiombo sul mare.

“Portò l’alpinismo in Sardegna” ricorda Peppino Ciresa, soprattutto nella zona dove si era trasferita la sorella Angela. Anche su quelle pareti si trovavano passaggi davvero difficili da superare che gli davano soddisfazione. Pure nella sua attrezzatura era originale: martelli, chiodi, staffe tutto veniva da lui ritoccato e innovato.

Genio riservato, pur essendo un estroverso ed entusiasta non si omologava. Per scelta, pur avendone i presupposti, non rientrò mai nei ranghi dei Ragni o dei Gamma.

Ad un certo punto della sua vita aveva scelto di dedicarsi completamente alla professione di guida alpina, lasciandosi alle spalle il lavoro di geometra nello studio dell’architetto lecchese Bianchi. Di questa attività ci ha lasciato numerose guide all’escursionismo sui due versanti delle montagne che si affacciano sul lago di Como.

Da anni abitava ad Erba, lascia la moglie Mariangela e i figli Aldo e Lia.

Kurdistan
“Era molto bravo in montagna una classe eccezionale” conferma Peppino Ciresa, compagno di alcune avventure importanti.
Come quella in Kurdistan, poco più che ventenni. Ivo aveva sentito parlare di queste montagne bellissime e completamente vergini, ci erano arrivati degli inglesi.
Si organizzarono e partirono a bordo della Maggiolino di Peppino, la quale giunta in Turchia dovette macinare bel 11mila chilometri di strade sterrate in Anatolia, prima di arrivare in un angolo del Kurdistan dominato dal lago salato più grande del Paese, il lago di Van Gölü.

Un’auto che non dovette passare inosservata in quel 1970, perché Angela, la sorella di Vio, la personalizzò dipingendovi ciglia attorno ai fari.

“Aprimmo una via su una torre che battezzammo Lecco. Realizzammo due salite inviolate. Fu una vera avventura senza telefoni satellitari in un territorio completamente disabitato, ma le vette (tutte poco al di sotto dei 4mila) era belle come le nostre Dolomiti, con ghiacciai.
Ogni tanto s’incontravano pastori curdi, come quelli a centocinquanta metri sotto il campo base che ci fornivano latte e yogurt e che rimanevano meravigliati delle nostre corde” ricorda ancora Ciresa.

La via dei Sassoni

Mozzanica sul Grande tetto del Buco del Piombo

Ivo era così, se c’era una cosa straordinaria bisognava avvicinarla come ad esempio la super direttissima dei Sassoni nella Cima grande di Lavaredo, aperta dai tedeschi  Hasse Brandler. Uno strapiombo importante (andando in perpendicolare esce lontano di una sessantina di metri dalla base della via), ovviamente in stagione invernale. L’amico Bruno De Angeli si associò, ma a 150 metri dall’arrivo i due furono investiti da una tormenta di neve. Attesero per capire se potevano comunque completare il percorso, poi visto il tempo non clemente ritornarono sui loro “chiodi“, ma dovettero lasciare in parete tantissimi moschettoni ultraleggeri, allora una novità tecnica.

Un grande ‘apritore’
Suoi sono gli itinerari più belli del Lario, nella Tramezzina, nella Mesolcina, nell’Alto Lago, nell’alta via della val Gerola: la cima del Pescegallo, il pizzo Tronella, tanto per citarne alcuni.

Foto sopra a destra – courtesy Peppino Ciresa
foto di apertura e in alto a destra di www.trafoconsult.com

DAL NOSTRO ARCHIVIO:

50 ANNI DALL’ALLUNAGGIO: QUANDO NEL ’69 IVO MOZZANICA BATTEZZÒ ‘SELENE’ UNA TORRE

 

 

 

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