LA LETTERA: L’AREA EX LEUCI
E IL “SISTEMA LECCO”.
AMAREZZA DELL’EX DIPENDENTE

Ed allora siamo al quasi epilogo: come riportato dai media l’ex area Leuci ha un nuovo proprietario. Sarebbe la società immobiliare Lario Real Estate creata ad hoc da un gruppo di imprenditori svizzeri e milanesi che se l’è aggiudicata nell’asta fallimentare per la somma di 3.592.000 euro.

A stupire non solo i media ci sarebbe il fatto che l’aggiudicazione si sia concretizzata nel corso della prima asta e non come solitamente avviene durante le successive al ribasso, segno, si dice, di una certa appetibilità dell’area.

Da ex lavoratore Leuci, impegnato in precedenti svariati anni con alcuni amici colleghi e numerose realtà della società civile ed associativa lecchese, nel tentativo, purtroppo infruttuoso, di valorizzare a scopo occupazionale e sociale questa a vario titolo centralissima area, mi permetto alcune considerazioni.

Non posso non manifestare, pur non essendo cittadino lecchese, tutto il mio rammarico perché con quest’ultima mossa si è visto, per l’ennesima volta, concretizzarsi quello che molti hanno descritto come il sistematico svuotamento di prestigiose attività lavorative che hanno connotato storicamente il dna territoriale. Il tutto spesso a vantaggio di azioni immobiliari speculative residenziali/commerciali che hanno creato effetti urbanistici del tipo “alveare cementificatorio”.

Vedremo se anche per quest’area, così importante da vari punti di vista per la Collettività, ne sortirà identico effetto.

Intanto non posso non registrare anche la delusione per quello che avevo definito anch’io complessivamente come il “Sistema Lecco” che per l’ennesima volta si è lasciato sfuggire una qualificante occasione di riconversione produttiva e sociale : prima assistendo quasi impassibile, nei fatti e non nei proclami, a quello che molti hanno ritenuto un graduale (preordinato ?) svuotamento della nostra fabbrica, e poi non sostenendo adeguatamente un serio tentativo partecipativo nato dal basso e a più mani ( lavoratori, associazioni, giovani, realtà della società civile …) di “rigenerazione pubblica” a valenza produttivo-innovativa e sociale, pur perfettibile.

Me ne sono ulteriormente accorto imbattendomi occasionalmente nei cospicui “budget” di importanti realtà costitutive del tessuto lecchese come Fondazione Comunitaria Lecchese, Lario Reti Holding ed altre. Queste, visto anche le loro vocazioni a carattere di sostegno “economico-sociale”del territorio, avrebbero potuto, in raccordo con l’amministrazione comunale uscente farsi carico, attingendo anche a specifiche leggi regionali, di una finalizzazione pubblica a forte ed emblematica valenza anche ambientale, magari attraverso un partecipativo concorso pubblico d’idee che sapesse coinvolgere le forze migliori dell’intera Collettività.

Del resto in passato anche i due candidati al ballottaggio, ma non solo loro, avevano pubblicamente espresso le loro valutazioni su questo patrimonio comune in qualche modo da tutelare e valorizzare.

Chissà se lo ricorderanno anche nel dopo elezioni.

Intanto un invito a tutta la comunità/collettività di Lecco a vigilare nel prosieguo.

Germano Bosisio

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