LA STORIA. ELISA, IL COVID
E LA PAURA DI “CHIUDERCI
CON CHI ABBIAMO VICINO”

LECCO – Elisa Tagliaferri, trentenne cresciuta a Vendrogno ora residente a Lecco, psicologa e volontaria alla Croce Rossa Italiana comitato di Valmadrera ci racconta un episodio che le è successo in un ufficio postale cittadino.

E ci ricorda che esiste sì la pandemia da Covid-19, ma non dobbiamo chiuderci in noi stessi e ignorare chi ci sta vicino.

Ecco la sua testimonianza:

“Entro in Posta per pagare i miei bollettini per il rinnovo della patente.
Ho fatto circa 20 minuti di coda sul marciapiede, al caldo, al sole.
Voglio solo pagare il mio bollettino e andarmene.

L’operatrice che ci accoglie sulla porta è un filino nervosa e urla alla gente di non ammassarsi che c’è il Covid.

Mi da il mio pre-stampato da compilare, mi avvicino ad un tavolino e inizio a scrivere.

In sottofondo sento un’anziana che chiede una penna, e qualcuno le risponde che no, la penna non gliele presta, perché c’è il Covid.

Inizio a compilare il mio bollettino quando mi accorgo di una signora di mezza età, non italiana, con il velo, la mascherina e i guanti. Mi chiedo quanto possa avere più caldo di me.

Il suo dito color blu guanto-chirurgico indica il mio bollettino, e mi dice qualcosa che non riesco a sentire. Penso voglia chiedermi la penna in prestito e mi viene da sorridere, penso alla risposta che ha avuto la signora di prima.

La penna però ce l’ha in mano, la sua.
Con immensa fatica cerca di chiedermi, in italiano, se posso dirle cosa deve fare. Indica il suo bollettino, e il mio, e mi dice “uguale”.
Controllo il numero sui display, ho fretta, tra poco tocca a me.
Ha in mano il foglietto giallo di una multa del pullman.
Vuole pagare. Non sa come deve fare.

Controllo il display. Ok ho tempo. Scarabocchio il mio bollettino e le dico che si, ora la aiuto.

Le dico di aspettarmi li, pago il mio e torno.
Sorride. Si nella mascherina e nel velo, io vedo solo gli occhi.
Torno. Non penso sappia leggere la nostra lingua. Le compilo il bollettino. È felice.
La chiamano allo sportello, e butto l’occhio: sta pagando, ho fatto giusto.

Mi giro per andarmene e due ragazze cinesi sono li in piedi che mi fissano. Con un bollettino in mano.

“Vi aiuto?” Chiedo.
Si. Certo.
Le riconosco, sono le ragazze del cinese dove andiamo sempre io e Ste.
Loro riconoscono me “tu ragazza di Stefano?”
Rido, ridono. Compilo anche il loro bollettino.
La signora di prima mi passa di fianco, ha pagato. Mi dice grazie.

Esco dalla posta. Mi sanifico le mani.
“Deve farlo da sola signora, non posso farglielo io, c’è il Covid”: la voce dell’operatrice.

Io, forse anche più di quanto dovrei, rispetto i protocolli di sicurezza anti-Covid. Sempre. Chi mi conosce, in 118 e non, lo sa quanto rispetto l’uso della mascherina, la sanificazione, il distanziamento, lo stare a casa.

Mi batterò sempre per una buona prevenzione dal Covid e per diffondere le buone norme di comportamento.
Ma mi batterò ancora di più per non farci sopraffare dalla situazione e per evitare che diventi un ulteriore motivo per essere ciechi davanti ai bisogni del prossimo.

Temo che il distanziamento e la paura del contagio possano presto passare dall’essere una buona e auspicabile prassi, a diventare un lascia-passare per chiuderci ancora di più nei confronti di chi abbiamo vicino”.

Pubblicato in: Lettere a LeccoNews, Immigrazione, Sanità, Cronaca, Covid-19, Città Tags: 

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