LETTERA. IL LAVORO AGILE
CONTRO PENDOLARISMO
E QUARTIERI DORMITORIO

Forse le cose si stanno mettendo per il meglio. Pur con qualche fatica. Eppure in questo difficile travaglio sanitario e pandemico, il Comune di Lecco, soprattutto con riguardo ad alcuni effetti di queste circostanze, non ci ha saputo dire come le cose sono andate nel suo territorio, in particolare pensiamo rispetto al lavoro agile, più comunemente conosciuto come “smart working“. Si tratta del lavoro svolto da casa e dal proprio domicilio che durante il lockdown avrebbe coinvolto anche contro la loro volontà 8 milioni di cittadini lavoratori favorito dalla “versatilità” delle nuove tecnologie informatiche.

Si tratta di un fatto rivoluzionario che l’esistenza di una normativa precedente non aveva impedito che avvenisse gradualmente. C’è voluto il Covid-19 per renderlo impetuoso. Ma noi non ne sappiamo niente. E niente è stato detto anche nella recente relazione camerale sull’occupazione. Anche se effetti duraturi resteranno e post pandemici si imporranno.

Cominciamo con il dire che il lavoro agile dipende dal tipo di lavoro che viene svolto. Che avviene soprattutto nei servizi. Che da decenni il terziario ha superato il secondario industriale. Nel senso che il settore terziario è più ampio e diffuso per occupazione del secondario industriale. Anche nel nostro territorio seppure forse in misura minore. Che anche nel terziario però il lavoro non in presenza non è sempre possibile. Che lo è però per la maggioranza dei lavori creativi. Cui si oppongono capi e capetti incapaci di un controllo effettivo attraverso una autentica programmazione ma vocati al controllo personale attraverso la moltiplicazione di uffici tutti uguali. Tutto ciò genera un inutile e costoso pendolarismo, una duplicazione di quartieri dormitorio e una pletora di quartieri burocratici magari molto a distanza, uno scarico sul mondo femminile della tanto declamata conciliazione lavoro- famiglia.

Per queste ragioni anche la città di Lecco e il suo territorio verrà fortemente modificata. “Uffici” ora resi liberi, da destinare a un lavoro a distanza condiviso, laddove le famiglie non dispongono di spazi adeguati, oppure a spazi per un altro e più diffuso e completo welfare. Molta inutile Co2 in meno per un inutile pendolarismo. Nuovi rapporti sindacali. Al di fuori del perimetro della “grande” fabbrica o degli attuali dispersi spazi. Dove avverrebbe la condivisione dei problemi e financo di una ipotetica rivoluzione. Necessità di regolare nuove disconnessioni da parte sindacale per evitare che il lavoro discontinuo ma a distanza, di solito molto più produttivo, si traduca in un fine lavoro-mai e in una reperibilità sempre operante.

Ma tornando alla nostra città è del tutto evidente che non ci sarà molta necessità di ampliare spazi burocratici specie in centro e “dentro le mura” che potranno meglio essere valorizzate le periferie, che non tornerà più l’ossessione di unificare gli “Uffici”. Ma gli effetti riguarderanno anche il piano del pendolarismo (quanto il nuovo piano del traffico è stato pensato, involontariamente, con occhiali retrogradi) da rifare; così allo stesso modo dovrà essere ripensato lo sviluppo urbanistico con interi quartieri dormitorio che dovranno essere cancellati. E se non cancellati da non sviluppare o implementare con nuove opere.

Ma c’è consapevolezza di tutto questo? E d’altro eventualmente connesso? Lo dubitiamo fortemente. Con qualche ragione. Felici di essere smentiti. Soprattutto d’Autorità.

 

Alessandro Magni

 

 

 

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