L’OPINIONE/”UN GRANDE PIANO
PER LA SCUOLA: PIÙ INSEGNANTI
E AULE. SE NON ORA QUANDO?

Ancora pochi giorni, poi riapriranno le scuole. Si spera in presenza. Anche se in questi due anni si è fatto poco o nulla, rispetto a quello che c’era da fare e al tempo necessario a fare. E, tuttavia bisogna segnalare che il non aver fatto nulla non dipende solo dal Covid. Alcune scelte, potevano essere fatte altrimenti. Perché non dipendevano dal Covid, ma da problemi annosi.

Pensiamo al problema disabili, che richiederebbe un ampliamento di interventi strutturali e in particolare un grande piano di ampliamento del numero delle aule nelle scuole e degli insegnanti. Questo intervento poi poteva venire incontro al fenomeno Covid.

Ma perché abbiamo detto disabili e piano di ampliamento delle aule scolastiche? Semplicemente perché in tutti gli ordini di scuola, ma specialmente nelle paritarie e in quelle dell’infanzia in particolare, dove ci sono o dovrebbero essere disabili le aule sono carenti. Sono carenti perché secondo la normativa in atto le scuole, classi o sezioni non devono, qualora ci sia un disabile, superare i 20 alunni, aumentabile del 10%. Questo vorrebbe dire più classi, più insegnanti per via della disaggregazione delle classi o delle sezioni.

Il problema è secondo me diffuso, ma particolarmente concentrato nelle scuole paritarie. Qui, proprio perché i contributi statali sono funzione di tre fattori, scuola, numero di sezioni e presenza di handicappati, non si lesina affatto ad accaparrarsi di un numero anche spropositato di disabili, né basta una semplice e anteriore dichiarazione della presenza di disabili e non sembra necessario una certificazione degli stessi a posteriori. Evidentemente nessuno controlla. Fatto salvo che il problema una volta assunto e il contributo per disabile percepito venga poi trasferito, a cascata, negli altri ordini di scuola.

Per esempio nel Comune di Lecco la maggioranza dei disabili viene a trovarsi nelle sezioni per l’infanzia paritarie. E non importa che non ci siano insegnanti di sostegno in assoluto, sostituiti da educatori professionali comunali, ma non per questo abilitati, o manchino soprattutto aule dove fare nuove sezioni e dove disaggregare le stesse. Sempre secondo la normativa in vigore.

È per queste ragioni che un piano per l’ampliamento delle sezioni va fatto. Che sia comunale o provinciale e non sia tutto lasciato in mano a dirigenti territoriali. Che oltre a far finta di niente, contrattano però la chiusura di tante scuole che non raggiungono i 15 frequentanti come normativa prescrive. È del tutto evidente che questo ampliamento non può essere concesso ampliando a dismisura i già numerosi contributi comunali, così come è evidente che il problema non riguardi solo la nostra provincia ma tutto il Nord Italia, dove il problema è più diffuso.

Evidentemente la riduzione dei contributi ai Comuni ha permesso che i servizi ai cittadini fossero ridotti e ha permesso di dire che la scuola andasse solo tagliata. Perché già satura di persone o cose stante che le norme in atto non fossero controllate neppure dai cittadini, a volte, masochisticamente, complici.

 

Alessandro Magni

 

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