MEDITAZIONE DI DON G. MILANI:
L’EPIFANIA

Il vangelo di oggi ci parla dei Magi. Personaggi misteriosi che “vennero da oriente a Gerusalemme” perché avevano veduto spuntare la stella di “colui che è nato, il re dei Giudei”. Avevano decifrato il personaggio: “re dei Giudei” dalla sua stella, chissà in qual modo l’avevano identificata a segnare quella nascita e quella regalità. Si parla della stella “sua” del “nato re dei Giudei”, che la fantasia di Giotto, diventata anche nostra, ha fatto una cometa a mostrar strada con la sua scia di luce, ma il vangelo non dice li abbia portati là, fuori strada, a Gerusalemme, l’avevan solo vista sorgere, spuntare (naturalmente da oriente: dal luogo di felice buon augurio) solo poi, dopo Gerusalemme, è stata loro guida.

Solamente dopo che alla stella, alla sua luce di sapienza (l’oriente ne è il luogo) di pur raffinate conoscenze umane, solo dopo che vi è stata aggiunta la luce indispensabile della Scrittura, già qui posseduta con superba e inutile sicurezza dai “sacerdoti e scribi del popolo” (come sarà anche poi in opposizione a Gesù), allora sì, può guidare sino a Betlemme, sino al luogo dove si trovava e “videro il bambino con Maria sua madre”. “Due coordinate consentono di individuare il Messia: la stella e la Scrittura. La stella che rappresenta i segni dei tempi, le occasioni della storia e anche, più banalmente, i casi della vita… Ma occorre anche la verifica della Scrittura” (A. Mello).

Allora l’adorazione e i doni già annunciati dai profeti che la lettura dei Padri della Chiesa riconosce come i segni della personalità regale, divina ed umana nel piccolo Gesù. La nostra fede ha bisogno di elementi umani, senza la pienezza dell’uomo, senza la ragione, non ci può essere fede vera, ma ancora non può restare sola: è la Scrittura, la Parola di Dio, che le dà corpo, la ragione sola può produrre orientamenti religiosi chesolo la Scrittura può portare a compimento nella fede.

Poi i Magi ritornano per avvertita sapienza divina “per un’altra strada al loro paese” evitando Erode: hanno raggiunto e trovato il re vero, ormai la potenza umana, di quel reuccio servo dei Romani che pure crede potersi imporre con la crudeltà e la menzogna, non ha più senso onorare. Certo c’è qui nota di riflessione anche per noi.grandezza del Signore Gesù avrà altre epifanie, altre manifestazioni gloriose: la nostra liturgia richiamerà presto la voce dall’alto del Padre al battesimo nel Giordano, poi i miracoli (meglio i “segni”) dell’abbondanza del vino di Cana, e della moltiplicazione
dei pani; ma ancora poi, a suo tempo, l’epifania dolorosa dell’amore totalmente donatosulla croce e la luce della  creazione nuova nella risurrezione.

 

Don Giovanni Milani

 

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