NELLA SETTIMA DOMENICA
DOPO LA PENTECOSTE
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Il discorso di Cafarnao si va a chiudere e sorge mormorazione avversa alla dura (Σκληρός) parola del Signore, intesa come insolente ed offensiva: “Chi può ascoltarla?”; ovviamente accettarla. Un poco tutto il discorso nella sinagoga, dopo il segno dei pani, era stato seguito da mormorazioni di contestazione. Gesù si era detto pane dal cielo identificando quel pane col proprio corpo, la propria “carne”: da mangiarne; ancora: se ne doveva – assoluto scandalo giudaico – bere il sangue; aveva anche affermato di discender dal cielo, lui conosciuto – lo era ben secondo giure! – figlio di Giuseppe. Dunque il mormorare è divisivo rispetto all’attesa messianica che s’è forsanche rafforzata nel recente spezzare il pane per i cinquemila. Ma Gesù non pare certo disposto ad edulcorare le sue espressioni per possibili defezioni pur tra i discepoli; riafferma di essere dal cielo con il domandare retorico: “E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?”.

Figlio dell’uomo, è titolo messianico, in cui, proprio da quelli, era stato riconosciuto, poi il salire, allude innanzitutto all’innalzamento – prima che alla resurrezione e all’ascensione – sulla croce: domanda ancor più fede! Non è il corpo – la carne del parlar biblico – che ha valore definitivo, è invece lo spirito: così Gesù afferma le sue parole (giunte “dure”) siano spirito e vita e solo si possano intendere nella fede che non tutti i presenti hanno; poi aggiunge che questa sia concessa dal Padre.

Perché seguire Gesù non è tanto capire la sua parola nei termini delle logiche comuni e correnti, è invece affidarglisi, solo così anche il Padre gratifica del suo dono che ci conferma in sequela vera. “Ἐκ τούτου πολλοὶ ⸀ἐκ ⸂τῶν μαθητῶν αὐτοῦ ἀπῆλθον εἰς τὰ ὀπίσω: Da quel momento (o a causa di questo) molti dei suoi discepoli tornarono indietro”. La nota dell’evangelista è storica, ma il fatto non fa certo ricredere il Signore che si rivolge ai dodici: “Volete andarvene anche voi?” e Pietro: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio”. Pietro ha risposto anche per noi? Anche a noi capita – specie in tempi di così grande incertezza, fin fisica di contagi, ma quanto sociale! – di aver bisogno di riferimenti e guide.

Pietro, certo anche della fede dei dodici, punta su Gesù, perché lui solo ha parole di vita, non di provvisorietà o illusione. Lui è il “santo di Dio”. Il titolo sacerdotale, non messianico, mi riporta l’attenzione alle nostre liturgie eucaristiche dove, di fatto e coralmente, incontriamo il Signore Gesù come sacerdote e vittima insieme e tutt’intero è proposto alla nostra fede l’esigente discorso di Cafarnao.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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