“NON È UN PAESE PER GIOVANI”:
LA QUARANTENA DEI RAGAZZI
IN UN ‘CORTO’ NEL LECCHESE

LECCO – Il Coronavirus è stato un terremoto che ha scombussolato la vita ‘normale’ di ognuno di noi. Una voce quasi del tutto inascoltata è quella dei giovani, spesso considerati menefreghisti ed egoisti soprattutto nelle prime fasi di emergenza, ma che a lungo andare si sono dimostrati più responsabili di quanto molti credessero.

A diffondere il loro pensiero ci ha pensato Yuri Palma, girando un cortometraggio nell’hinterland lecchese dal titolo “Non è un paese per giovani“.

In una serie di interviste, emergono i diversi tratti salienti di come ragazzi e ragazze abbiano vissuto la quarantena: c’è chi ha tentato di trovare il lato positivo, sfruttando il tanto tempo a disposizione per avvicinarsi alla famiglia, concentrarsi sullo studio e rilassarsi a casa. Al contrario, altri hanno sviluppato forme di stress e ansia prima sconosciute, dovute a frustranti rinvi di eventi importanti (esame della patente, test di ammissione all’università) o a situazioni lavorative e famigliari complicate.

Ancora, qualcuno ha deciso di voltare pagina e impegnarsi in prima linea per fronteggiare l’emergenza, mettendosi a disposizione per consegnare beni di prima necessità ai bisognosi: “gli anziani si facevano portare spesso solo due panini, non perchè ne avessero davvero bisogno, ma perchè volevano vedere qualcuno”.

Un punto comune che risalta particolarmente è quello del drastico cambiamento di routine; quasi tutti gli intervistati rimpiangono di non poter fare le cose più semplici, come stare fuori ad osservare il tramonto o poter condividere i banchi di scuola.

Come sempre accade tra i giovani, riecheggia una certa positività: “il Covid ci farà pensare a nuovi obiettivi, non tutto il male vien per nuocere”.

 

 

 

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