RELIGIONI: DON GIOVANNI MEDITA NELLA QUINTA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. La domanda di quel tale, forse non era la prima volta che il Signore Gesù si vedeva rivolta, fosse mossa da curiosità generica o personalmente interessata, non sappiamo. Non ha una risposta diretta e personale, invece Gesù ne fa una esortazione larga, un po’ a tutti quanti gli sono attorno, usando immagini, come di frequente, che immediatamente dicono l’impegno verso la salvezza. 

L’immagine della porta in parabola l’abbiamo trovata tante volte nei vangeli: nella parabola delle vergini e altre volte ancora (in Matteo erano addirittura due le porte nel confronto tra la stretta e la larga). Qui la vediamo nell’angustia che crea difficoltà allo sforzo d’entrare – evidentemente in luogo allusivo alla salvezza: il regno – ma anche chiusa a chi ne pretenda l’accesso ed è invece considerato estraneo dal padrone di casa. 

La porta è stretta, più facilmente consentita a chi sia, e più si faccia, piccolo nella semplicità dei bambini e degli umili. 

È interessante questo οἰκοδεσπότης, padron di casa, richiamato ad aprire la porta dopo che si era alzato (o forse destato ἐγερθῇ) a chiuderla: si rivela per lo stesso Gesù al quale si pretende famigliarità che egli nega: “Non so di dove siete”, smentendo che l’aver mangiato e bevuto in sua presenza e l’averne accolto l’insegnamento nelle proprie piazze abbia costituito comunanza. 

Gesù sottolinea con forza l’impegno personale per accedere al regno: non può esserci presunzione di salvezza per una appartenenza solo materiale al popolo eletto – come poteva facilmente accadere ai suoi immediati uditori che ne facevano parte – o per essere stati presenti alla sua predicazione. 

Dobbiamo rilevare come queste parole di Gesù certamente sollecitino anche noi: il frequentare la santa Messa o il sentirci d’appartenere alla Chiesa non può diventare presunzione dello stare col Signore. 

Sorprendentemente poi Gesù aggiunge alla severità di quel monito all’impegno per il regno, l’annuncio della vastità a quell’accesso che pare alludere a folle che per accedervi “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.”. 

Forse possiamo leggere qui un poco la ripresa del tema della presunzione ad attraversare la porta e dell’umiltà che la conquista: i piccoli ora sono gli ultimi a precedere i primi nel regno di Dio.

 

Don Giovanni Milani