RELIGIONI: LA MEDITAZIONE
DI DON GIOVANNI MILANI.
LA DOMENICA DELLE PALME

La liturgia della domenica avanti la Pasqua, che stiamo per celebrare, non sa contenersi in una sola forma. Titolo liturgico e la voce popolare chiamano in modo vario questo giorno: più spesso domenica delle palme, o degli ulivi, ma la liturgia del giorno è propriamente quella della domenica di passione: nel modo romano ne è letta l’intera
narrazione da Matteo.

La nostra tradizione rimane dall’antico ancorata a Giovanni e conosce duplice celebrazione, noi lasceremo quella, anche festosa e profetica, dell’entrata sul mite asinello nel tempio, per breve considerazione della cena di Betania, preludio di morte.

“Era vicina la Pasqua”: in evidente allusione e contrapposizione tra la giudaica e quella del Signore: là festa, cui ci si domanda possa partecipare Gesù; qui nella cena (δεῖπνον, il termine è lo stesso dell’ultima e suprema) desiderata di grazie festose dalla famiglia di Betania e letta da Gesù annuncio della propria Pasqua di morte.

Sono “sei” i giorni alla Pasqua nell’attenzione simbolica precisa di Giovanni: quella sarà creazione nuova! Già nell’attesa il profumo affettuoso della umanità tenera che si accosta al Signore riempie la “casa” simbolo sempre della Chiesa in attesa con noi dell’evento di morte per la vita. Il pistico (di fede, leggiamo col greco incerto ma
significativo di sant’Agostino) nardo deve essere la nostra fede offerta al Signore.

Maria, è l’attenta Maria alla parola che pone quel gesto: ha lei privilegio di profezia. Quanto ci fa pensare quella riconoscenza così sporta da essere ripresa dallo stesso Gesù nello stesso gesto – per sempre simbolo estremo d’amore – nell’ultima cena agli apostoli!

E Giuda batte il suo tempo di triste calcolo d’egoismo vestito di attenzione ai poveri. Anche questo è cuore torbido da ben considerare a muovere il nostro. Ci sono cammini lontani che da distrazione, banalità, indifferenza, muovono sino a tradimento pur chi ha avuto elezione, quasi cura di privilegio. I poveri, cura per sempre, fatti scudo
all’egoismo.

Ci sono anche i discepoli munti, che portano pure noi a quella cena. Ci dobbiamo essere noi pure in questa meditazione d’attesa con il nostro silenzio – certo, silenzio – ma carico di partecipati sentimenti e di fede. Anche il nostro cuore può essere, non solo meravigliato del nardo prezioso serbato geloso da Maria per chissà quale festa
grandiosa e donato, quanto tanto più opportuno, in generosità impensata al Signore.


Don Giovanni Milani

 

 

 

 

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