PENULTIMA DOMENICA
DOPO L’EPIFANIA: MEDITAZIONE
DI DON GIOVANNI MILANI

Il tono di questa penultima domenica dopo l’Epifania è penitenziale, introduttivo alla Quaresima: l’abbiamo visto già dalle prime letture, ma penitenziale non significa triste, anzi di liberazione del cuore. Proviamo a leggere il nostro brano: “Il Signore Gesù, uscì di nuovo lungo il mare”. Qui troviamo immediatamente un’allusione all’Esodo, sia nel verbo tipico, “uscire”, che nel mare; già vi leggiamo prospettiva di salvezza; la folla lo percepisce: “veniva a lui”. Si parla di insegnamento, ma non ce ne è detto il contenuto: è bello, di più è giusto, intendere che fosse la persona stessa di Gesù ad insegnare, il suo fascino, la sua attrattiva. “Passando, vide Levi”. Il Signore è immerso nella folla, ma non ne è distratto, guarda le persone, ne ha interesse una per una: è attento proprio a lui, Levi di Alfeo che è addirittura un gabelliere. Sappiamo bene come questi agenti delle tasse per conto degli occupanti Romani, i pubblicani, fossero invisi alla gente – nessuno ha mai amato pagare le tasse –, per soprammercato, il continuo contatto con pagani li faceva considerare impuri.

Gesù chiama a seguirlo, proprio uno di questi: “Ἀκολούθει μοι, Segui me!”. Già nel capitolo precedente il Signore Gesù ha chiamato discepoli non proprio addetti ai lavori, non esponenti di categorie religiose: quattro pescatori, qui uno ancor più decisamente fuori contesto. Certo tutto questo ci è molto significativo: torniamo sull’insegnamento del Signore che non è tanto teoria, ma richiamo a sequela, ad andargli dietro, così imparare lezione di vita. Tutti gli interpreti si soffermano sull’espressione usata dall’evangelista che significa qualcosa più di una prontezza a rispondere con quell’espressione: “ἀναστὰς ἠκολούθησεν αὐτῷ, alzatosi lo seguì”, infatti la parola usata è quella della risurrezione. Dunque Levi lo seguì risorto! Era un altro, con evidentemente un animo nuovo a seguire Gesù, a imitarne lo stile, la vita. Subito, con passaggio inespresso, troviamo Gesù nella casa, dentro la concretezza di vita, a tavola, luogo di condivisa fraternità, insieme non solo con i discepoli, con i pubblicani: proprio con quella gente lì, Gesù è fraterno: è venuto per loro.

Leggiamo bene, non nella storia passata: è in mezzo a noi, è venuto per noi, a farsi nostro fratello perché ne abbiamo bisogno noi. Gli scribi dei farisei: i colti, gli studiosi della legge, tra i virtuosi com’erano i farisei, ne hanno scandalo e Gesù risponde con riflessione ovvia: “Non sono i sani che hanno bisogno dei medico: sono io il medico del cuore, dell’anima: sono venuto per i peccatori”. Se ci stimiamo giusti dobbiamo metterci insieme con i farisei, se invece ci riconosciamo nella debolezza fragile di peccatori, allora possiamo seguire Gesù: ne saremo guariti.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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