SANITÀ DA COMMISSARIARE.
PETIZIONE DELLA SINISTRA

LECCO – Pubblichiamo la petizione lanciata dal partito Sinistra Italiana che, sottolineando le diverse problematiche riscontrate dalla Giunta Regionale nella gestione dell’emergenza Covid-19, chiede un Commissariamento da parte del Governo nella gestione della sanità in Lombardia.

Le RSU e i loro sindacati hanno indetto per oggi – 24 aprile – una giornata di protesta simbolica per denunciare la totale insoddisfazione delle lavoratrici e dei lavorati dell’ASST per la gestione dell’emergenza da parte dell’azienda ospedaliera di Lecco.

L’iniziativa di protesta vuole ricordare alle autorità e alla cittadinanza che non sono eroi ma lavoratori che hanno il diritto alla salute e che tutto sarebbe andato meglio se si fosse proceduto tempestivamente a mettere in atto quanto da loro tempestivamente richiesto.

I tamponi? Troppo pochi e in ritardo quelli effettuati ai dipendenti della sanità, per evitare che ospedali e strutture sanitarie diventassero focolai di contagio. Solo a Lecco i dati ufficiali parlano di 327 operatori dell’ospedale che hanno contratto il virus (10% sul totale); senza contare che i sindacati stimano che siano almeno 400 gli operatori sanitari malati, mentre non si hanno i dati delle RSA e de strutture sociosanitarie.

La necessità immediata di tamponi sul territorio. Sono 232 mila quelli effettuati finora da Regione
Lombardia, una media di 4.082 tamponi al giorno che non è sufficiente anche in previsione della riapertura (fase-2) a garantire un rientro al lavoro in sicurezza per le persone.

Come Sinistra Italiana Lecco siamo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici dell’ospedale di Lecco, Merate e Bellano in quanto ne condividiamo e sosteniamo le richieste, tant’è che insieme a molte altre forze a livello regionale raccolte in Milano 2030, siamo tra coloro che hanno denunciato i danni fatti e lanciato una petizione per chiedere che le cose cambino, subito. Chiediamo il Commissariamento da parte del Governo nella gestione della sanità in Lombardia anche perché è necessario fare chiarezza sulle troppe cose che non hanno funzionato nella nostra Regione.

La drammatica gestione della pandemia da Covid-19 in Lombardia, ha fatto emergere in modo inequivocabile tutti i limiti e le insufficienze di una modello sanitario lombardo che nella pluridecennale retorica di una destra ininterrottamente al governo della Regione veniva indicato come una eccellenza nazionale. I dati epidemiologici sono invece a testimoniare una realtà assolutamente diversa, sulla quale, a pandemia risolta, si dovrà aprire una seria riflessione per introdurre i necessari cambiamenti di sistema.

La Lombardia è il territorio con il più alto numero di persone contagiate, ricoverate e decedute, a parità di popolazione, di tutto il mondo. E questo nonostante lo straordinario impegno e sacrificio di tutto il personale sanitario e socio assistenziale, impegnato in questi mesi sul nostro territorio, anche a costo della propria vita.

Questa situazione richiede una attenta analisi, per provare a capirne le cause ed i motivi, con l’obbiettivo oggi di salvare più vite umane possibili e domani per avere un sistema sanitario regionale che sia capace di rispondere in modo più adeguato ad una emergenza simile a quella che stiamo attraversando. Significative a questo riguardo sono le durissime prese di posizione contro la Regione, che si sono avute, in queste settimane da parte sia di molti medici e sia di tanti sindaci.

I problemi vengono da lontano ed è utile richiamarli ora a futura memoria per il necessario intervento politico che andrà svolto a livello regionale e nazionale.
Proviamo ad elencarne i principali:
• Il taglio avvenuto dei finanziamenti, dei posti letto e del personale sanitario, nelle strutture pubbliche,
con poche eccezioni negli ultimi 20 anni;
• L’ingente trasferimento di risorse, dal pubblico verso le strutture sanitarie private accreditate nella
Regione;
• L’assenza di un Piano regionale anti pandemia, capace di affrontare in modo efficace l’attuale
emergenza;
• L’assenza di un tempestivo ed efficace coordinamento tra le strutture pubbliche e private per la
gestione della risposta sanitaria;
• La mancanza di un adeguato coordinamento e della messa in rete dei medici di base, come primo
momento fondamentale della presa di contatto con i cittadini e con gli ammalati;
• La pressoché totale assenza di una sanità territoriale, che fosse capace con le proprie strutture di
evitare, da un lato, l’eccesso di ospedalizzazione e dall’altro di lasciare al loro destino migliaia di
persone rinchiuse nelle loro case;
• La mancanza di un piano per la messa in sicurezza dei soggetti più esposti al contagio (personale
sanitario e socioassistenziale) e dei soggetti più fragili (malati gravi con altre patologie ed anziani
ricoverati);
• La mancanza di un tempestivo monitoraggio epidemiologico sulla popolazione della regione
Lombardia.

Questi problemi evidenziano quelle che sono le responsabilità politiche di chi ha governato e governa,
ininterrottamente da più di vent’anni, la Regione. Ci riferiamo alla destra che negli anni ha costruito, pezzo per pezzo, l’attuale sistema sanitario lombardo. Possiamo dire che alla prova più importante, questi hanno fallito, con dei costi sociali difficilmente sostenibili.

Serve quindi un urgente cambio di rotta, a partire da un rinnovato ruolo che lo Stato deve potere avere sia nell’organizzazione dell’offerta sanitaria, su tutto il territorio nazionale, potenziando quella pubblica e sia nella gestione unica, centralizzata, di una crisi e di una emergenza come quella che stiamo vivendo. Per questo bisogna accantonare ogni ipotesi di Autonomia differenziata e anzi rivedere il Titolo V della nostra costituzione per meglio precisare i compiti dello Stato e degli Enti Locali.

Così come serve un maggiore protagonismo e ruolo da parte degli Enti Locali. perché la battaglia al COVID19 la si vince sul territorio non negli ospedali. come ci dice l’esperienza del Comune di VO’ (Padova) tra i primi comuni dichiarati zona rossa e che oggi registra zero contagi

La spiegazione che viene addotta anche dal prof. Cristante, noto virologo di fama internazionale, è che ciò è potuto accedere perché c’è stato un reale intervento capillare sul territorio attraverso il coinvolgimento delle ULSS che hanno proceduto a fare il tampone in modo diffuso oltre alla presa in carico delle persone a casa loro.

Riteniamo utile e opportuna la sollecitazione avanzata alle AST e alla Regione Lombardia da alcuni Sindaci sull’urgenza di dare piena attuazione all’art.8 del Decreto Legge n. 14 del 9 marzo 2020 che prevede che entro 10 giorni si dovevano costituire delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale nella misura di una ogni 50mila abitanti, per una gestione domiciliare dei pazienti a vario titolo colpiti da COVID-19 o con sintomi simil-influenzali.

Convinti che Non possiamo perdere ulteriore tempo, abbiamo lanciato una raccolta firme online, che sta avendo un enorme successo, tanto da aver raggiunto in pochi giorni 75.000 firme per chiedere
l’immediato Commissariamento da parte del Governo nella gestione della sanità in Lombardia.
Leggi la petizione.

Sinistra Italiana

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