STORIE DEI PROFUGHI ACCAMPATI
L’ORRORE DEI TALEBANI
E IL NAUFRAGIO SCAMPATO

RIFUGIATI_TRIBUNALE

LECCO – “Abbiamo bisogno di aiuto, scappiamo dai talebani, loro sono matti e uccidono tutti, non gli interessa niente”. Mentre ci raccontano questa storia, uno di loro scoppia in un pianto e ci spiegano che “in Pakistan sette mesi fa hanno tagliato la gola a suo padre, alla sua compagna e al suo bambino. Lui si chiama Khalid Parvez e ha lasciato il paese 7 anni fa, è stato 2 anni in Grecia, 2 in Spagna e 3 a Parigi, ma quando anche lì scoppiati gli attentati se ne è andato.

Sono otto persone, arrivate in città nel corso degli ultimi quindici giorni e al momento si trovano letteralmente accampati nella zona del vecchio tribunale, di fronte alla questura, dove si sono conosciuti nel tentativo di intraprendere il percorso per fare la richiesta di asilo politico.

La prima cosa che ci hanno detto quando li abbiamo incontrati è che hanno “bisogno di aiuto. Siamo qui da quasi quindici giorni ormai – racconta l’unico di loro che riesce a comunicare in inglese – e abbiamo freddo, abbiamo bisogno di un tetto sopra la testa, di farci una doccia. Siamo arrivati in giorni diversi e siamo subito andati in questura per fare richiesta di asilo politico, nei nostri paesi c’è il terrorismo”.

“La polizia ci ha fissato un appuntamento – prosegue la loro testimonianza – e lo ha annotato su un foglio, solo che il giorno prestabilito noi ci siamo presentati e ci hanno dato un nuovo foglio e un nuovo appuntamento. Al momento ci siamo sistemati qua per essere vicino alla polizia che è il nostro punto di riferimento e una volta al giorno andiamo alla Caritas per mangiare. Per il resto siamo ignorati: dormiamo all’aperto, non possiamo cambiarci i vestiti o lavarci” e, sollecitati dalle nostre domande, ci dicono di non essere stati visitati da un medico. “Vorremmo solo andare nel campo, assieme agli altri profughi e poter avviare le pratiche per avere lo status di rifugiati politici”.

RIFUGIATI_TRIBUNALE4Dei sei ragazzi presenti oggi, cinque vengono dal Pakistan e uno dal Kashmir, hanno tra i 25 e i 42 anni e scappano dal terrorismo: Abdal Wakeel ha lasciato il suo paese cinque mesi fa ed è arrivato fin qui a piedi attraverso Serbia, Macedonia, Turchia, Francia e Austria; Noshami Muhmmad Dahsn è scappato dal Pakistan in Turchia, ma “per via degli ultimi avvenimenti mi sono incamminato verso l’Istria e sono arrivato fin qua”. Ahmed Masoog e Ahmed Navved hanno invece lasciato 5 mesi fa rispettivamente Pakistan e Kashmir, muovendosi sempre a piedi. L’unico di loro che si è servito dei tristemente noti barconi è Wasir Mehmoop Nasir, 25 anni: “dal Pakistan sono arrivato in Libia dove mi sono imbarcato: erano cinque le barche partite ma tre sono affondate e non penso si sia salvato qualcuno, eravamo senza salvagenti o altro da usare in caso di pericolo”.

Siamo soli e confusi, vorremmo solo sentirci persone e non animali come adesso, ci siamo rivolti a voi per avere un po’ di aiuto, per far sapere che noi siamo qui e chiediamo solo di essere trasferiti nel campo con gli altri profughi”.

 

Manuela Valsecchi

 

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