STORIE SULLA STORIA
DELLA LINGUA ITALIANA:
L’OBLIQUA UBIQUITÀ

Negramaro2LECCO – “In bilico, tra santi e falsi dei” cantano i Negramaro, mentre il Giuliano in questione sta cercando spasmodicamente un’insensata voglia di equilibrio. Ciò che manca al suo equilibrio è certamente la retta via, la quale si è fatta, appunto, obliqua.

Immaginatevi di vivere all’affannosa ricerca di equilibrio e sicurezza, restando incespicati, come un funambolo, su una linea ben più complessa e che ci impedisce di proseguire dritti per la nostra strada, facendoci continuamente deviare a destra o piegare a sinistra non appena ci ritroviamo in prossimità dell’arrivo. Ci sembra di andare dritti, ma siamo sempre distanti dalla destinazione.

Giuliano cerca di andare a comprare il pane e questa strana aura di obliquità lo devia in macelleria, Giuliano ha sonno e finisce per addormentarsi sopra un mucchio di panni sporchi in lavanderia, Giuliano si fa la doccia nel bidet, Giuliano porta il cane a passeggiare sul tapis roulant, Giuliano va al lavoro in cyclette.

Se chi nasce tondo non può morire quadrato, che fine fa chi ha il dono dell’obliquità e non riesce a mantenere la retta via?

Incrocerà sempre nuove persone sul proprio cammino, ma non potrà reincontrarle, a meno di una dimensione spazio- temporale nella quale la sua retta si intersechi nella tangente dell’altra.

Giuliano è in bilico tra il desiderio di suonare ad un concerto allo Stadio San Siro e la realtà, cantare nel cuore del decumano di Expo, durante il travaglio della demolizione dei suoi padiglioni.

Se però, anziché del dono dell’obliquità, Giuliano fosse forgiato dal dono della ubiquità, cosa ne sarebbe dei santi e falsi dei?

magritteIl dono dell’ubiquità è il carattere di onnipresenza che finora solo gli dei si crede possano vantare, è la facoltà di essere in più posti contemporaneamente.

In bilico, tra santi e falsi dei, se Giuliano fosse dotato della capacità di onnipresenza, potrebbe contemporaneamente dialogare con San Pietro e Giuda Iscariota, verrebbe invitato al privè del dio della cavalleria mediatica, stando in mezzo alle star e ai mitomani di turno, ma non dovrebbe licenziarsi da champagne e caviale del Cavaliere, per raggiungere Ponte Vecchio con Renzi, o la morigerata mensa di Papa Francesco, e nel frattempo potrebbe consolare Marino con un bicchiere di Frascati e farsi una partita a Tetris con i Subsonica.

Certo, stare nel mezzo di un siffatto numero di conversazioni porterebbe il povero Giuliano a una sensazione di labirintite e l’equilibrio diverrebbe precario, ma se finora solo le divinità sembrano poter godere del paradigma dell’ubiquità, perché non sognarci su?

Martina Panzeri

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