TEATRO, IN VILLEGGIATURA
CON GOLDONI AL PALLADIUM

LECCO – Al Cineteatro Palladium di Lecco il nuovo anno teatrale si apre (2 febbraio) nel segno di Goldoni, con la commedia Smanie per la villeggiatura del regista Stefano Artissunch – Produzione Synergie Arte Teatro -, che ha già calcato il lecchese (Casatenovo e Valmadrera).

La rappresentazione punta all’arredo minimale (qualche valigia, un baule, un divanetto e un drappo che disegna i contorni dei due diversi ambienti, in un bel dialogo con le luci). Quattro attori affiatati impersonano ben undici ruoli e impostano una geometria della leggerezza. Tuttavia ben presto ci rendiamo conto che quanto in apparenza sembrava semplice e leggero, cela invece un groviglio di equivoci e complicazioni. Ma ormai il pubblico è “preso in trappola” nel giocoso labirinto di situazioni che fanno scattare la risata.

Leonardo (Stefano Tosoni) e la sorella Vittoria (Laura Graziosi) appartengono alla borghesia in ascesa che vive al di sopra delle proprie possibilità, sperperando il patrimonio per scimmiottare le consuetudini aristocratiche, nell’illusione di una scalata sociale. Inutili i richiami del saggio servitore, che con il buon senso mette in guardia dalle spese folli. È un giorno speciale: fervono i preparativi per la villeggiatura. Bauli da riempire con vasellame e posate per i ricchi festini, scorte di candele, caffè, zucchero, cioccolato e spezie, il guardaroba che deve essere aggiornato all’ultima moda parigina… Insomma, tutto dovrà essere perfetto, perché in villeggiatura si deve andare, è un appuntamento imperdibile per vedere e soprattutto farsi vedere.

Ma ecco una girandola di imprevisti. Mentre Vittoria attende ansiosa le ultime rifiniture del sarto, l’attenzione si sposta sui sentimenti di Leonardo, innamorato della bella e volitiva Giacinta (Laura Graziosi), figlia del nobile Filippo (Stefano De Bernardin), che non sa mai dire di no ai capricci della sua “ciccina”. L’ingenuo padre ha invitato nella propria villa di campagna il giovane Guglielmo (Stefano Tosoni) che ronza attorno a Giacinta e di cui Leonardo è profondamente geloso. Quest’ultimo, per rivalsa, decide che non si partirà: quindi annulla tutti gli ordini e i preparativi, salvo poi cambiare idea quando il rivale sembra estromesso dalla villeggiatura, e di nuovo ancora, in un estenuante andirivieni di speranze, palpiti del cuore e amara disperazione. Agli altri personaggi questa continua alternanza, con ovvi risvolti comici, appare come una mania schizofrenica perché ignorano il vissuto interiore del giovane. Resta però il dubbio: si tratta di sentimenti sinceri o anche questa è una recita sociale?

Il regista si ritaglia tre ruoli d’attore: una serva, il simpatico scroccone Ferdinando e il saggio Fulgenzio che interrompe il balletto di ritrosie, elucubrazioni, puntigli e dispetti, e spinge Leonardo a dichiarare il proprio amore. Segue il lieto fine: le nozze saranno celebrate, ma prima… tutti in villeggiatura!

Il meccanismo della commedia funziona, anche se pare un po’ edulcorato. Ad esempio Artissunch ha puntato sulle tinte soffuse di una giostra con personaggi-tipo. Se certi caratteri naturalmente puntano al comico farsesco di macchietta, in altri casi i tratti buffoneschi hanno messo in ombra lo spessore psicologico. Interessante la pausa metateatrale, quando gli attori si spogliano di parrucche e cappelli e nella stessa scena impersonano tutti i loro ruoli simultaneamente, mostrando quindi al pubblico come un cambio di voce o un gesto può tracciare la fisionomia di un personaggio. Una modalità forse un po’ didascalica, ma in cui si legge anche un invito al pubblico alla riscoperta del gusto per il teatro.

Ciò di cui si è sentita la mancanza è invece un pizzico di coraggio in più nella spinta critica. Nel 1761
Goldoni scagliava la sua acuta satira contro una società frivola e conformista: la villeggiatura è un’altra “malattia” dell’apparenza, una sfilata carnevalesca di esibizione, confronto e pettegolezzo. Andare o non andare in campagna diventa un affare di reputazione. Oggi la questione è mutata di molto?

Infine il regista ha ringraziato il pubblico per aver preferito il teatro alla kermesse di Sanremo, aggiungendo con ironia: “E adesso andiamo a casa, pronti a partire per una bella vacanza, perché… non ne possiamo più!”. Goldoni però forse non sarebbe stato del tutto d’accordo…

Gilda Tentorio

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