TRE MILIARDI DI ANIMALI
INTRAPPOLATI NEGLI INCENDI
DELL’ESTATE AUSTRALIANA.
IL WWF LECCO DONA 2MILA €

LECCO – Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, Aids, Ssars, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 (Covid-19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

La comparsa di nuovi virus patogeni per l’uomo, precedentemente circolanti solo nel mondo animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto come spillover. In ecologia ed epidemiologia lo spillover – che si potrebbe tradurre come “tracimazione” – indica il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra, e si pensa che questo passaggio possa essere alla base anche dell’origine del nuovo coronavirus.

Globalmente gli scienziati sono consapevoli che tra le cause della diffusione di malattie infettive emergenti vi siano fattori importanti come la perdita di habitat, la creazione di ambienti artificiali, la manipolazione e il commercio di animali selvatici e più in generale la distruzione della biodiversità.

Il fronte di fuoco nel New South Wales. Credit: Adam Dederer

Tra i più disastrosi episodi di distruzione della biodiversità dell’anno appena trascorso, basta tornare a gennaio 2020, piena estate in Australia, con la disastrosa stagione degli incendi dell’estate australiana, ribattezzata “estate nera”.

Nello stesso periodo si affacciavano anche le prime immagini della pandemia in Cina, con Wuhan e i suoi abitanti chiusi in casa. Scene inimmaginabili, che presto avremmo purtroppo vissuto anche in Italia. E l’emergenza Coronavirus ha fatto passare in secondo piano l’emergenza Australia, dove sono andati in fumo più di 19 milioni di ettari di territorio.

Un wallaby di palude rimasto orfano, curato al Milton Village Vet a seguito della crisi degli incendi. Credit: Leonie Sii Joey

Un report Wwf pubblicato a luglio 2020 (Australia’s 2019-2020 Bushfires: The Wildlife Toll) ed effettuato da cinque diverse istituzioni, ha stimato che ad aver sofferto le conseguenze degli incendi potrebbero essere stati quasi 3 miliardi di animali, in gran parte rettili e anfibi, ma anche 180 milioni di uccelli e 143 milioni di mammiferi. Questi numeri comprendono sia gli animali morti direttamente negli incendi da cui non riuscivano a scappare, che quelli che si sono poi ritrovati a vivere in un habitat particolarmente ostile con pochissima acqua, pochissime prede e pochissimi luoghi in cui ripararsi da eventuali predatori.

Sulla base della consapevolezza delle conseguenze che la perdita di biodiversità determina in termini di diffusione di malattie infettive, l’impegno del Wwf per la tutela ambientale non è quindi un lusso, ma un preciso impegno che va anche a tutelare la salute umana. Per questo motivo Wwf Lecco ha deciso di destinare una donazione di duemila euro al Wwf Australia nell’ambito del “Bushfires Appeal“, una risposta all’emergenza incendi per salvare la fauna selvatica, ripristinare ciò che è andato perduto e proteggere la biodiversità del continente australiano.

“È stato un anno difficile anche per l’associazionismo – dice Lello Bonelli, presidente Wwf Lecco – tra la burocrazia cui siamo stati costretti per gli adeguamenti normativi del Terzo Settore e il blocco di tutte le attività ‘in campo’: abbiamo dovuto rinunciare ai tradizionali corsi, serate, eventi… tutte occasioni che normalmente contribuiscono alla raccolta fondi per la nostra Associazione. Abbiamo potuto assicurare un minimo di attività, soprattutto per i bambini, con il concorso di disegno online, le escursioni naturalistiche (ovviamente limitatissime nel numero di partecipanti), la pubblicazione di un libretto, scritto e illustrato da nostri attivisti, in collaborazione con il Parco Monte Barro”.

“Siamo riusciti – prosegue Bonelli – ad assicurare la nostra attività di vigilanza sul territorio, con osservazioni ai Pgt dei Comuni, segnalazioni, opposizioni e denunce su ogni tentativo di sfruttamento del patrimonio ambientale, non ultimo l’esposto alla Corte dei Conti lombarda per lo scellerato taglio dei pini di Malgrate. Siamo attenti alle problematiche derivanti dalle cave, dal progetto di teleriscaldamento alimentato a rifiuti, dalle scorribande di motocross sul Monte di Brianza. E appena portiamo a casa qualche vittoria, come nel caso del blocco della centralina idroelettrica sul torrente Fraina, subito bisogna ripartire per bloccare un altro tentativo di attacco ambientale sul Pioverna, o i progetti di inquinamento luminoso delle nostre montagne”.

“Le tematiche da gestire non ci mancano, ma per assicurare, oltre all’impegno locale, anche la vision internazionale della più grande associazione ambientalista a livello mondiale, ci è sembrato doveroso contribuire a un progetto come quello del Wwf Australia, con uno sforzo economico per noi particolarmente impegnativo in quest’anno così difficile”.

Un koala aggrappato ad un albero bruciato nella zona devastata di Kangaroo Island, Australia meridionale. Credit: Julie Fletcher

Uno sforzo ripagato dai ringraziamenti provenienti dall’altro emisfero. “Dear Wwf Lecco team – comincia così la lettera di Dermot O’Gorman, Ceo di Wwf Australia che ringrazia il panda lecchese per – la vostra generosissima donazione, che andrà a sostenere in particolare le attività finalizzate a ripristinare le foreste e l’habitat della fauna selvatica, fermare la deforestazione, creare corridoi sicuri per la nostra fauna selvatica… Sono davvero grato – sottolinea O’Gorman – per la vostra generosità e spero che vi sentiate tutti orgogliosi sapendo che state facendo la differenza per la fauna selvatica nativa dell’Australia”.

Minty è l’opossum curato da Wildcare a Carwoola, New South Wales. Minty ha subito ustioni a tutte e quattro le zampe durante la crisi degli incendi boschivi. Credit Matthew Harris

A questo piccolo koala femmina, Annie, sono state appena tolte le bende per poterle cambiare. È stata curata presso il centro di recupero di Mallacoota e successivamente trasferita allo Zoo di Melbourne per un periodo di riabilitazione. Credit: Veronica Joseph

 

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