TREZZI E LA BENEMERENZA
AD ANNAMARIA FORMIGONI.
“PER FARE UNO STUDENTE
CI VUOLE TUTTA UNA CITTÀ”

Per fare uno studente ci vuole tutta una città.
Per dare una benemerenza qualche firma e un pugno di capigruppo in Comune

In politica come nel mercato vale la massima che per avere successo bisogna essere sinceri: se riesci a fingerlo ce l’hai fatta. La sinistra e il PD in Comune ce la stanno facendo.

Come spiegare altrimenti la benemerenza per Annamaria Formigoni di cui è stata appena insignita, per la sua attività di Preside della Pietro Scola.

Un lavoro silenzioso il suo, nel disagio di gestire rette, valanghe di contributi pubblici, lavagne luminose, sede decorosa, mensa e addirittura carta igienica e risme di fotocopie già in magazzino senza bisogno dei genitori come avviene invece spesso nelle scuole pubbliche.

Un pomm d’or. Che va di traverso.

Perché le benemerenze dovrebbero unire la Città, darne vanto, ma giammai questa politica riesce al posto che ringraziare il potere o al più il contropotere, ringraziare finalmente l’antipotere.

Quello dei silenziosi e carichi di responsabilità e fatica impensabile, dei dirigenti e insegnanti della scuola pubblica, il personale ausiliario, delle pulizie, gli stessi studenti, da decenni alle prese con strutture precarie, budget di una manciata di migliaia di euro, di contributi obbligatori mascherati da volontari ampliamenti dell’offerta formativa, di salti mortali per far quadrare la didattica, di scuole che si spostano, che si chiudono per manutenzione e passano anni, e ancora anni e restano sempre chiuse, quasi pronte, paradossalmente, a dover fare la manutenzione alla manutenzione.

Per fare uno studente ci vuole tutta una città
Per dare una benemerenza qualche firma e un pugno di capigruppo in Comune

Ma c’è un elemento, per nulla secondario, che stride in questa benemerenza così simbolicamente ossequiosa oltre quella del potere, ed è quella dell’autocertificazione del fallimento dell’Amministrazione pubblica in tema di scuola e istruzione.

Confondere un anche auspicabile affiancamento del privato con l’egemonia e soffocamento dello stesso verso il pubblico.

Un modello che la nuova benemerita incarna e che differenzia i percorsi, i modelli e gli obiettivi a cui una Città e le sue Istituzioni dovrebbero invece tendere.

Ossia quello ben chiaro che la scuola non è dei genitori ma dei cittadini.
Che la scuola ha una funzione riproduttiva della società, perché la scuola risponde ad un interesse collettivo più ampio che è quello della società.

Le persone (i bimbi) devono essere educate a essere cittadini in uno stato democratico e non delle ideologie dei genitori. E questo può avvenire – avviene – sulla base di un principio di libertà di insegnamento. Che, se si è intellettualmente seri,​ è proprio l’elemento, la sostanza, che distingue la scuola pubblica dalle scuole dottrinarie cattoliche, musulmane o atee.
Che cioè non hanno dogmi da insegnare.
La Scuola in cui si impara l’autonomia, non l’ubbidienza.

Per fare uno studente ci vuole tutta una città.
Per dare una benemerenza qualche firma e un pugno di capigruppo in Comune

E ora cantiamo tutti in coro con Pd e Sinistra: allonsanfan de la patrie….

Paolo Trezzi

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