UMANITÀ MIGRANTE: LA MOSTRA
DEL PIME ALLA TORRE VISCONTEA

LECCO – “Nel dramma che è di molti non possiamo perdere di vista la sorte dei singoli. I nostri interventi non devono portare solo numeri e percentuali, devono far muovere il cuore. Il fenomeno migratorio esige un’anima grande come il mare: ampia, aperta, azzurra, spesso in burrasca, ma dentro, nelle profondità, silente”: si apre il commento di p. Alberto Caccaro, missionario in Cambogia, la mostra Umanità in viaggio. Nuove rotte per condividere il mondo promossa dalla Fondazione PIME Onlus.

Ospitata presso la Torre Viscontea fino al 16 febbraio, la mostra è un percorso didattico interattivo destinato principalmente a giovani, studenti e famiglie. Ripartito in quattro stanze, il percorso affronta i temi della migrazione e della cittadinanza globale, ponendo al centro la persona: non solo fatti e statistiche ma anche drammi e sogni. L’introduzione è programmatica: la prima stanza della Torre parla di un’umanità migrante, perché “le migrazioni ci meravigliano o ci fanno paura, ma di popoli che non vengano da fenomeni migratori al mondo non ce ne sono, a parte forse gli aborigeni australiani”.

Si prosegue con uno spazio dedicato al linguaggio della migrazione, specificando la differenza tra etichette di uso comune quali immigrato, rifugiato o espatriato. Spiegandone l’uso che ne viene fatto nell’arena mediatica, si chiarisce poi anche la natura di hate speech, fake news, stereotipo e pregiudizio. A seguire, si propone ai visitatori l’analisi delle attuali rotte migratorie e dei numeri di persone in esse coinvolte.

Si tocca quindi il tema del diritto di cittadinanza: la spiegazione dello ius sanguinis vigente in Italia è accompagnato dalla comparazione con altre legislazioni europee. Si accenna anche allo ius solis temperato e allo ius culturae, ma soprattutto ci si confronta con l’esperienza di alcuni giovani nati o residenti in Italia da lungo tempo ma privi di cittadinanza.

A chiudere la mostra l’istallazione Mare vivo dove “il Mar Mediterraneo nella consapevolezza e nel rispetto delle tragedie che si sono consumate tra le sue onde, territorio di nuove possibilità”.  I vestiti con cui l’istallazione è realizzata costruiscono un duplice rimando: sono gli abiti di chi non è sopravvissuto alla traversata e insieme di chi si è salvato e diventerà “presenza viva e risorsa nelle nostre città, scuole e case”.

I. N.

 

 

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