VIRUS/CONF(USIONE)COMMERCIO
LE PRESSIONI “USCIAMO DI CASA”
E SOLO OGGI “CHIUDIAMO TUTTO”

LECCO – C’è confusione in Confcommercio Lecco. La potente associazione cittadina ha da subito mal digerito le norme di prevenzione e prudenza per combattere il Coronavirus e non son passati inosservati i titoloni sui giornali (alcuni più di altri), le campagne social #Leccononsiferma, il decalogo #Confcommerciocè, tutto per invitare i lecchesi a uscire di casa e a non fermare l’economia.

E mentre la moneta passava di mano e gli hashtag invadevano i social, il virus c’era, c’è e non si è fermato.

Potente prima. Era solo il 2 marzo, la settimana scorsa, che il presidente Antonio Peccati celebrava “soddisfatto che diverse richieste avanzate da Confcommercio e relative a una maggiore apertura verso le attività commerciali siano state accolte. Penso alle limitazioni tolte ai bar e anche agli ambulanti. Ne restano in vigore altre, che interessano realtà importanti come ad esempio le palestre o i locali da ballo“.

Confusa poi. Oggi il cambio di rotta, invero imposto dalla Fipe ovvero la categoria dei pubblici esercizi interni a Confcomm, a sostegno soprattutto degli associati che di propria iniziativa valutavano la chiusura:

“La Fipe Lecco, aderente a Confcommercio Lecco, ha deciso di rivolgere un invito pressante per la chiusura delle proprie attività, data l’emergenza Coronavirus, ai titolari degli esercizi pubblici e anche agli altri imprenditori che operano nel mondo del commercio, del turismo e dei servizi. Un invito concordato e condiviso anche da Confcommercio Lecco, guidata dal presidente Antonio Peccati”. A firmare questa richiesta, in una lettera aperta, è il presidente di Fipe Lecco, Marco Caterisano, che è anche membro di giunta di Confcommercio Lecco.

Ben venga oggi l’illuminazione. Certamente tardiva, in ritardo pure – ed è tutto dire – sui battibecchi del mondo del calcio. Un senso di responsabilità sociale rispolverato fuori tempo massimo.

Confcommercio potente prima e confusa poi, nell’insieme una certa ambiguità proprio nei giorni in cui fa digerire al centrodestra il suo “candidato unitario” alla poltrona di Palazzo Bovara, quel Peppino Ciresa caricato in macchina e – si dice – trasportato proprio dai vertici dell’associazione lecchese nientemeno che nell’ufficio di Matteo Salvini.

A conferma di quanto, da sempre a dire il vero, un’associazione di negozianti faccia politica, quasi più che azioni di categoria. E di come i partiti stiano venendo meno alla loro funzione, abbandonando alle realtà come questa il loro ruolo tradizionale.
Nel bene e nel male.

RedPol

 

 

 

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