LETTERA/12 DICEMBRE 2019
(A 50 ANNI DALLA STRAGE
DI PIAZZA FONTANA)

Per chi come me ha superato i cinquantacinque anni l’infanzia in Italia è stata scandita dalle stragi. Nella mia storia personale, per esempio, la strage della stazione di Bologna coincide, nel ricordo, con i giorni della morte ed i funerali di mio Padre. Piazza Fontana rimane però un’altra cosa e ogni 12 dicembre sento forte in me il bisogno di commemorazione, una festa laica che fa parte del Natale. Il Natale di Milano.

“Quel pomeriggio del 12 dicembre….” canta la canzone. Quel pomeriggio del 12 dicembre ero con mia Madre in via Giulio Romano nel quartiere di Porta Romana, dove vivevamo, stavamo andando dal cartolaio a comperare le luci per l’albero di Natale. Eravamo all’altezza dell’ingresso della mia scuola elementare che era stata anche la scuola di mia Madre e di mio Padre, ci colse il boato. La mamma mi parlo subito di aerei che abbattono il muro del suono, di caldaie che esplodono, ma i suoi occhi erano quelli di una bimba che proprio in quella via, dove sua Madre, mia Nonna, faceva la portinaia, avevano vissuto ed erano stati testimoni e vittime, venticinque anni prima, dei bombardamenti.

Quando oggi si dice della “perdita dell’innocenza” sento quest’immagine perfetta a rappresentare quello che sento: non fu più possibile slegare lo stupendo Natale a Milano con la storia della bomba.

Milano la città che a Natale si illuminava e innocentemente creava un’atmosfera incredibile fatta di cortesia e progresso; del nascente benessere; con i suoi milioni di operai; signore e signori con il cappotto, vestiti a festa come mai avevano potuto; delle strette di mano e gli auguri tra operai e padroni; dove uno vale uno; il favoloso labirinto delle sue mille identità; degli artisti; della Triennale; del Giamaica; degli Anarchici del Ponte della Ghisolfa; di Dario Fo, dei preti operai; dei bambini come me che avrebbero aspettato Gesù bambino e poi avrebbero costruito il mondo con

l’impresa o la Rivoluzione o almeno questo ci si aspettava da noi nella città democratica del Piccolo Teatro, della Centrale del latte, della Cariplo a cinque giorni da Sant’Ambrogio e della prima alla Scala. Tredici giorni prima di Natale.
Per me quella bomba è stato un piccolo racconto di Natale.

Per Milano un Natale all’incontrario: la fine di un sogno innocente.


Claudio Trentani

nato il 17 luglio 1963

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