50 ANNI DEL SOCCORSO ALPINO: “ORA SERVE FORMARE
LE ALTRE ASSOCIAZIONI”

convegno soccorso alpinoLECCO – Cinquant’anni di storia raccontati attraverso le parole dei protagonisti. La XIX Delegazione Lariana del Soccorso alpino e speleologico lombardo ha compiuto 50 anni e per celebrare l’anniversario è stato promosso un convegno presso la sala di Confindustria a Lecco.

Durante la giornata sono state ripercorse le tappe salienti e le innumerevoli interventi di soccorso che hanno caratterizzato questo mezzo secolo del sodalizio.

Ad aprire i lavori Pier Giorgio Baldracco, presidente nazionale CNSAS che ha esordito ricordando due figure che hanno fatto la storia del Soccorso Alpino: Giancarlo Riva e Daniele Chiatta:”Se oggi il Soccorso alpino è dove è arrivato lo dobbiamo da una parte alla visione futuristica di Giancarlo e dall’altra al lavoro costante abilissimo di Daniele”.

Baldracco ha ripercorso la storia dagli albori:”Siamo nati come una società di mutuo soccorso per gli alpinisti e oggi il corpo nazionale soccorso alpino e speleologico è riconosciuto come servizio di pubblica utilità, prima ci occupavamo solo di montagna oggi ci occupiamo a 360° delle problematiche dei frequentatori e dei lavoratori che operano sulle montagne, su tutto il territorio nazionale, isole comprese. Siamo 7mila in totale, se al nord possiamo vantare i soccorritori più preparati, molto c’è ancora da fare al centro sud perché manca quella tradizione delle nostre valli, ma poco per volta stiamo costruendo un sentimento popolare anche in Sicilia piuttosto che sul tavoliere delle Puglie. La rivoluzione di Riva continua ancora adesso, siamo chiamati a elevare la professionalità di tutti i soccorritori”.

E il presidente ha poi toccato un punto dolente, quello riguardante l’aspetto volontaristico:”Ci sono ancora persone che vogliono vedere un soccorso alpino volontaristico e questa è una visione pressapochista. Questo non è più possibile, né qui né altrove”.

L’importanza del CNSAS è riconosciuta anche oltre l’ambiente del soccorso:”Ovunque vada mi sento dire da chi si occupa di gestione della cosa pubblica “per fortuna ci siete voi. In questi giorni sono stato al telefono con Roma molto tempo perché c’era un’enorme preoccupazione che un tifone potesse impattare sulla costa sud occidentale della Sicilia e il dipartimento ha chiesto che tutti gli uomini presenti in Sicilia fossero dislocati in diversi punti strategici. Questo sarebbe un lavoro della protezione civile e non nostro, ma noi abbiamo il dovere di dare una mano. E noi lo faremo sempre mettendo in campo e al servizio le nostre competenze specifiche per la salvaguardia della vita umana ma non ci sottraiamo anche a altri compiti”. Il Soccorso alpino si occupa di montagna, ambiente impervio e grotta, ma anche gli uomini della protezione civile si devono poter occupare di tutto perché laddove le forze della natura, come vediamo sempre più sovente, si scatenano tutti gli apparati e le strade vanno o possono andare in tilt. E cosa resta? il fattore umano. A piedi, con le nostre radioline siamo in grado di gestire la situazione nel limite delle nostre possibilità. Ed è questo il soccorso alpino di oggi”.

E da qui Baldracco ha tracciato il ruolo del soccorso alpino di domani:”Dopo 9 anni alla prese con il Soccorso Alpino devo riconoscere che abbiamo un grande difetto: siamo tutti estremamente gelosi del nostro sapere e del nostro modo di fare e di essere. Questo nella civiltà di internet deve sparire. La sfida che abbiamo davanti è quella di prendere la nostra conoscenza tecnica e di metterla a disposizione degli altri enti e corpi dello Stato e delle associazioni e fare fronte comune, quando e se ci saranno emergenze.

Ed è una richiesta formale che ci viene direttamente dal capo della protezione civile Franco Gabrielli. La sfida dei prossimi anni è quindi quella di allargare la sfera di vostra conoscenza alle altre associazioni di volontariato, continuando a mantenere alti i livelli”. Se a livello nazionale sono 7mila i volontari a livello regionale la Lombardia fa la parte del leone con 961 nel 2014 (915 uomini e 46 donne; 86 sono under 30, 690 tra i 30 e i 50 anni; 150 dai 50 ai 65 e 30 over 65) con 32 stazioni alpine dislocate in tutto il territorio. In Valtellina il numero di volontari è di oltre 330, la delegazione lariana ne conta circa 230, quella bresciana 200 circa e l’orobica 150 circa.

Il soccorso alpino si avvale della collaborazione di 11 dipendenti. Danilo Barbisotti, presidente CNSAS Lombardo ha sottolineato la crescita del numero di interventi:”Fino al 6 novembre sono stati realizzati più di mille interventi rispetto ai 987 del 2013 e l’anno deve ancora terminare, 1060 le persone soccorse rispetto alle 1062 dello scorso anno, mentre le giornate volontarie sono state 3755 nel 2013, mentre quest’anno 3974. La maggior parte degli interventi riguardano escursionisti e fungaioli”.

La sede regionale si trova a Pescate dove viene gestito il materiale comune alle varie delegazioni e dove vengono gestite le economie che la Regione Lombardia riserva al gruppo. Le delegazioni sono quattro più quella speleologa: la XIX Lariana che è la più grande e che copre tutto il territorio di Lecco, Como Varese e Pavia, la VI Orobica copra la provincia di Bergamo, la V Bresciana che copre Brescia fino al confine con il Trentino e in particolare la zona del Lago di Garda e la VII Valtellina e Valchiavenna, la più grossa come numero di volontari dove fanno interventi tecnici. E infine il IX gruppo speleologo a Stezzana in provincia di Bergamo con 80 volontari che seguono tutto il territorio lombardo.

“Dal 1999 abbiamo firmato delle convenzioni tra il soccorso alpino e la direzione regionale della Sanità per portare avanti la nostra attività – ha spiegato Barbisotti – Poi dal 2011 con la nascita dell’Areu firmiamo una convenzione che si rinnova triennalmente che ci consente di usufruire dei fondi per gestire l’attività e per il pagamento dei tecnici e degli istruttori che in regione sono 30”.

Anche lo sguardo di Antonio Fumagalli, delegato della XIX Lariana, è rivolto verso il futuro:”Sono d’accordo con il presidente per quanto riguarda la formazione delle altre associazioni solo così saremo nelle condizioni di lavorare bene. Dobbiamo distinguerci per non estinguerci. Dobbiamo guardare al domani. Quello degli stipendiati volontari è un argomento che va affrontato. Altri passi avanti devono essere fatti in termini di prevenzione, troppo spesso si perde la vita  senza percepire che quel momento si avvicina. Basta parlare di tecnica, tutti la conoscono dobbiamo capere come porci, capire come parlare dentro alle persone”.

A tutti i presenti è stata anche consegnata una spilla come ricordo della giornata e per festeggiare i 50 anni della XIX Lariana.

Elena Pescucci

 

 

 

 

 

 

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