ALLARME MAFIE:
LECCO SEDICESIMA IN ITALIA
PER AZIENDE CONFISCATE

seminario-mafia2LECCO – Lecco è tra le prime province per infiltrazione mafiosa in Italia. Lo rivela uno studio dell’Università Cattolica di Milano. La provincia lariana infatti si trova al sedicesimo posto nella classifica nazionale per aziende confiscate alla mafia. Dal 1983 al 2012 sono ben 20 le imprese che lo Stato ha tolto dal controllo delle cosche per farle tornare alla legalità. Il dato allarmante è che a Lecco 7,3 aziende su 10mila sono state confiscate, in proporzione più di Napoli, Lecce, Brindisi, Bari e Agrigento. Il capoluogo campano ha un tasso di 6,8 imprese confiscate su 10.000, Bari 3,5 e Brindisi 6,7. A livello regionale Lecco si posiziona al terzo posto; al primo c’è Milano (terzo in Italia) con 143 imprese, mentre al secondo viene Brescia (undicesima) a quota 33.

“Questi dati vanno contestualizzati – spiega Antonio Bellomo, prefetto di Lecco –. Se qui a Lecco ci sono state molte confische è solo grazie alle indagini della polizia giudiziaria che ha fatto un grande lavoro togliendo i beni del clan Coco Trovato negli anni ’90”.

A Lecco le aziende confiscate sono state in prevalenza bar e ristoranti. “Se rapportiamo il numero delle aziende al volume di affari – continua il prefetto – siamo a livelli molto bassi, visto che erano in prevalenza aziende di ristorazione”. Dopo aver lavorato in luoghi dove la mafia agisce da decenni, Bellomo dà un consiglio importante a tutto il territorio: “Bisogna tenere molto alta l’attenzione, sia le amministrazioni sia le forze dell’ordine”. Per Renato Bricchetti, presidente del Tribunale di Lecco, il tema delle infiltrazioni mafiose a Lecco è un “problema serio”. Il numero uno del Palazzo di giustizia sottolinea come “un elemento importante da monitorare è il controllo dei patrimoni, però se c’è da salvaguardare l’occupazione – prosegue Bricchetti – è necessario che lo Stato reinventi le imprese tolte alle cosche, perché nessuno dica che era meglio quando c’erano i mafiosi”.

Maria Venturini, presidente dell’associazione liberi professionisti di Lecco segnala come sia “fondamentale l’azione repressiva e di controllo, ma anche un’azione preventiva da parte di tutti. Da commercialisti dico che troppe volte controlliamo la pagliuzza nell’occhio, ma non vediamo le travi che ci sono. Il monitoraggio dei capitali e dei movimenti bancari è sacrosanto per tutelare la nostra economia”. “A Lecco però non c’è un controllo violento delle cosche mafiose – spiega Tommaso Buonanno, procuratore capo di Lecco -. I dati spia della presenza mafiosa sono abbastanza limitati: lo scorso anno sono stati registrati ben 66 incedi dolosi, due usure, cinque casi di riciclaggio e 43 estorsioni. Non ci sono morti ammazzati, se non casi sospetti, in apparenza il nostro è un territorio nella normalità”.

MA C’E’ CHI NON E’ D’ACCORDO

RISCALDATI ufficialeOSSERVATORIO MAFIA:
RISCALDATI CONTESTA LA RICERCA

 

 

 

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