ARGENTINA, L’ALTRA ITALIA:
FRANZINA COINVOLGENTE
PER IMMAGIMONDO

emilio franzina immagimondo argentina

LECCO – Da John Martin, alias Giovanni Martini, unico superstite del massacro di Little Bighorn, ad Antonio Tomba, re del vino argentino, Emilio Franzina ha proposto con verve da navigato divulgatore un quadro delle relazioni migratorie tra Italia e Argentina, dimostrando quanto negli ultimi duecento anni la Storia dell’umanità sia stata Storia di migrazioni e mescolanze.

Un secolo di trasferimenti tra Italia e sud America hanno saldato fortemente il destino dei due paesi; numeri e influenze culturali hanno fatto si che l’Argentina diventasse a tutti gli effetti “l’altra Italia“, al punto che oggi oltre la metà della popolazione argentina ha origini italiane.

Già tra gli anni Venti dell’Ottocento e la metà del secolo un numero consistente di liguri, soprattutto genovesi, si stabilì lungo le coste del Rio de la Plata. Famoso il caso de La Boca, quartiere di Buenos Aires popolato da immigrati genovesi, sede dell’omonima squadra di calcio i cui tifosi sono tuttora noti come Xeneizes. Lo stesso cabotaggio atlantico nei decenni centrali del secolo fu esclusiva genovese. Nel ventennio a cavallo dell’unità d’Italia protagonisti della migrazione furono invece gli esuli risorgimentali, che fossero essi in fuga dalle polizie dei regni preunitari o disincantati dalla neonata realtà nazionale.

Attorno al 1875 iniziò invece la vera e propria migrazione di massa verso l’Argentina. Terra libera da occupare, lavoro per tutti e tarreni favorevoli per agricoltura e allevamento, un mito che si sviluppò parallelamente alla corsa al ovest degli Stati Uniti. E per attrarre a sé italiani, ma non solo, il paese latino non mancò di dotarsi di strutture promozionali individuando nel vecchio continente degli agenti per l’immigrazione.

immagimondo argentina salaIn un paese demograficamente svuotato dalle guerre d’indipendenza, gli italiani si distribuirono ovunque: popolarono la capitale, nelle provincie e nella pampa ricrearono nuclei di paesi itaiani. Tanto forte fu l’insediamento italiano che vi è memoria (è De Amicis che ne parla) di popolazioni autoctone andine che, senza conoscere lo spagnolo, dovettero però adattarsi ad imparare il dialetto piemontese.

L’emigrazione ottocentesca coinvolse principalmente le regioni settentrionali dello stivale, e la meta prescelta fu sempre l’America latina. Dalla Lombardia “dei laghi” le partenze si concentrarono nei decenni risorgimentali e raggiunsero soprattutto le città di Buenos Aires e Montevideo.

Ma se l’Italia politica non esisteva, conseguenza dell’incontro con l’altro fu proprio l’identità nazionale: fu l’argentino, lo spagnolo, il tedesco, l’inglese, a classificare indistintamente come “italiani” veneti, genovesi, calabresi, etc. Non poteva poi mancare l’insulto, “tano“, generico per tutti gli italiani.

Per gli immigrati l’integrazione in Argentina, ma più propriamente in tutta l’america latina, fu relativamente facile, sia per l’aspetto religioso (paese cattolico) che per le affinità linguistiche. Gli italiani d’Argentina inoltre erano in gran parte capaci di leggere e scrivere, ricchissime infatti sono le testimonianze epistolari o biografiche. Non si trattò difatti di un’emigrazione della commiserazione: a muoversi fu spesso la parte più dinamica della società, e pure chi emigrò per riservarsi un futuro migliore aveva gli strumenti per farlo. Insieme a contadini ed avanguardie operaie attraversarono l’atlantico imprenditori, artisti, intellettuali, professionisti.

Dall’altra parte del globo gli italiani ricrearono le condizioni del proprio paese: non si contano le società di mutuo soccorso, numerose anche le scuole italiane, i centri ricreativi e le società sportive. Frequenti erano le tourneé teatrali di compagnie italiane, una moda non esclusiva dei soli attori più affermati. Stessa sorte per musicisti e artisti di vario genere.

storia quasi vera del milite ignoto

A rinforzare il legame tra madre patria ed emigrati, e loro discendenti, in America latina nacque una stampa per gli italiani, agguerritissima e patriottica, che diffondeva capillarmente le notizie del vecchio continente. Non sarà infatti un caso se tra il 1915 e i primi mesi del ’17 ben 42.000 argentini di origine italiana rientrarono in Italia e si arruolarono nell’esercito regio; e successivamente il fascismo fece proseliti anche oltre oceano.

Oltre un’ora e mezza di conferenza inserita nel calendario “Immagimondo, fucus Argentina” in cui Emilio Franzina ha letteralmente travolto il pubblico con riflessioni e aneddoti. Professore di storia contemporanea, storico delle migrazioni, è autore di numerose ricerche sull’emigrazione italiana all’estero; Franzina coniuga inoltre il lavoro d’archivio con la passione per il teatro portando in scena insieme a musicisti vere e proprie conferenze-spettacolo dedicate all’influenza italiana nella musica d’oltreoceano.

Da poco in commercio il suo romanzo “La storia (quasi vera) del milite ignoto raccontata come un’autobiografia”, una narrazione che procede tra storia e letteratura. Attingendo a una miriade di documenti storiografici Franzina ricostruisce la biografia di un italiano emigrato in sud America che rientrerà in patria per combattere nella Grande Guerra. Nel racconto verosimile del protagonista vi è la storia reale di milioni di emigranti, l’espediente dunque per portare al grande pubblico trent’anni di ricerca accademica.

 

Cesare Canepari

 

 

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