BABY GANG IN ORATORIO A CIVATE: IN 20 INSULTANO E SPUTANO AL PARROCO

CIVATE – Il pomeriggio di Santo Stefano in oratorio, tra famiglie e bambini impegnati nella tradizionale tombola, è stato bruscamente interrotto dall’irruzione di un gruppo di ragazzi che ha trasformato il clima di festa in tensione e scontro. Alcuni partecipanti stavano per ritirare il premio quando l’atmosfera serena è stata spezzata dall’arrivo di quella che in parrocchia viene descritta come una vera e propria “orda barbarica”, giovani che qualcuno definirebbe “maranza”.

Secondo la ricostruzione, tra i quindici e i venti ragazzi hanno scavalcato il cancello dell’oratorio pretendendo di utilizzare il campo da calcio senza aver chiesto alcuna autorizzazione. Una scena che, per dinamica, può ricordare episodi comuni in molti oratori, ma che in questo caso si è distinta per l’elevato livello di aggressività mostrato dal gruppo una volta richiamato.

Sui canali social della parrocchia si parla esplicitamente di insulti in lingua straniera, sputi e atteggiamenti di totale mancanza di rispetto, documentati anche dalle immagini del sistema di videosorveglianza che ritraggono la “ribellione” alla richiesta di allontanarsi. Il parroco don Luca Civardi ha sottolineato come, a suo avviso, quei ragazzi non siano residenti a Civate, pur ribadendo che questo dettaglio non sposta il cuore del problema. La domanda posta pubblicamente dalla comunità è infatti più ampia e riguarda il perché maleducazione e strafottenza debbano rovinare anche momenti semplici e condivisi come un pomeriggio di gioco in oratorio, chiedendo almeno un minimo di rispetto.

Nessuna descrizione della foto disponibile.L’episodio si inserisce in un contesto già segnato da atti vandalici: lo scorso ottobre don Luca  aveva presentato denuncia contro un giovane che, in compagnia di altri, aveva lanciato di notte alcuni melograni contro la facciata della chiesa, sporcandola e lasciando una “ferita dolorosa” per l’intera comunità.

In quell’occasione il sacerdote aveva chiesto scusa ai fedeli per lo stato in cui avrebbero trovato l’edificio sacro, spiegando di voler rendere visibile a tutti il gesto e definendo la maleducazione come il vero segno della decadenza della società, considerazione ancora oggi ritenuta pienamente attuale alla luce dei fatti avvenuti in oratorio nel giorno di Santo Stefano.

RedCro